Quando il caldo dà alla testa

Quando il barometro segna un’alta temperatura e, contemporaneamente, il tasso di umidità nell’aria è molto alto, aumenta il rischio di incorrere nel “colpo di calore”: uno squilibrio dell’organismo fra la produzione di calore, dovuta al metabolismo corporeo, e la normale dispersione del calore stesso. 
Si manifesta con cefalea, nausea, senso di malessere e di svenimento, abbassamento della pressione, tachicardia e può colpire chiunque.

Cause e dinamiche 
Il colpo di calore è una conseguenza dell’aumentata difficoltà dell’organismo a disperdere il calore che l’organismo stesso produce, difficoltà che si verifica per via dell’elevato tasso di umidità e dell’elevata temperatura nell’ambiente. In condizioni normali, per funzionare bene, l’organismo mantiene costante una certa temperatura interna, compresa fra i valori di 35,5° e i 37°. Questo calore è il frutto dei normali processi biologici, come l’utilizzo delle sostanze nutrienti, la circolazione del sangue e il movimento, che è poi l’attività dell’organismo che produce più calore, situazione che appare evidente a tutti anche solo pensando al riscaldamento che si verifica effettuando una corsa, oppure a come è necessario muoversi per riscaldarsi se le temperature sono bassissime, per evitare il congelamento.

Altrettanto importante per l’organismo è disperdere il calore prodotto, unito ad una certa quantità di acqua. Questa dispersione avviene attraverso l’evaporazione, la respirazione, il sudore e l’urina. Come tutti sanno, facendo un’attività fisica intensa si suda e si espelle acqua in dosi maggiori, ma una buona parte dell’acqua viene espulsa dall’organismo continuamente anche e soprattutto attraverso la pelle e per mezzo della respirazione. Queste ultime due modalità sono costanti anche in una situazione di riposo, durante il quale l’organismo deve perdere comunque acqua. Riguardo alla respirazione, è facilmente intuibile e noto a tutti che se si alita contro un vetro o uno specchio questo si appannerà, proprio perché il respiro è carico di acqua.

L’acqua che l’organismo espelle non è fredda, ma ha assorbito l’energia termica prodotta ed è più calda. La respirazione e l’evaporazione cutanea sono le uniche forme di eliminazione di acqua e di calore che funzionano durante tutto il giorno, anche durante la notte, quando, nel sonno, il corpo si raffredda maggiormente, tant’è che dormendo è sempre necessario coprirsi. Il meccanismo di termoregolazione è talmente ben regolato che in situazioni di freddo intenso si verificano i brividi: altro non sono che movimenti involontari che servono a generare più calore, attivati dall’organismo per cercare di riportare l’equilibrio alla normalità.

Nel verificarsi del colpo di calore c’è un aspetto non irrilevante che consiste nella differenza fra la temperatura reale e la temperatura percepita. Una temperatura di 30° con leggera ventilazione non è percepita come 28° con alto tasso di umidità e scarsa ventilazione. Questa seconda situazione è percepita come molto più calda. La percezione non è solo psicologica, ma ha delle valenze anche fisiche; agisce realmente sugli equilibri di termoregolazione dell’organismo. 
In queste condizioni la temperatura corporea aumenta improvvisamente a causa della mancata evaporazione del sudore, per via della maggiore umidità nell’aria: il caldo stimola la produzione di sudore, che viene impedito dalla eccessiva umidità. 
A questo punto, per via del surriscaldamento i sintomi più evidenti sono: l’aumento improvviso della temperatura, che però non è febbre, che si può manifestare all’aperto come in luoghi chiusi. Avviene una dilatazione dei vasi sanguigni periferici e la pressione diminuisce. È possibile svenire, ma anche andare in coma e addirittura morire. Nei bambini piccoli può dare disturbi al cervello e crisi convulsive.

Chi colpisce maggiormente 
Si riscontra una maggiore facilità del colpo di calore in persone anziane e più disidratate, oppure nei bambini. Non ci sono però categorie specifiche e, di fatto, il colpo di calore può capitare a chiunque.
 
Terapia: come intervenire 
Ventilare la persona con aria fresca: possono servire un ventilatore o un ventaglio. È necessario raffreddare con ghiaccio sulla testa e sul petto, si possono usare anche asciugamani bagnati, oppure, in casi limite, mettere la persona in una vasca con acqua fredda.
Prevenzione 
Durante periodi dell’anno molto caldi e afosi, o in luoghi geografici nei quali il caldo e l’umidità raggiungono livelli critici è opportuno bere molto, evitare di permanere a lungo in luoghi in cui c’è poca dispersione di calore, come ambienti chiusi e malsani. Anche l’abbigliamento può avere un’importanza: è meglio evitare abiti scuri e pesanti, e vestirsi con tessuti chiari e leggeri. Meglio evitare anche fibbie o cinture molto strette. Utile può essere usare un ventilatore o un ventaglio. L’alimentazione può avere un’influenza: quando le condizioni climatiche sono quelle sopra descritte, è necessario bere molto per idratarsi, ingerire cibi leggeri e facilmente digeribili, evitare di bere alcolici, che aumentano repentinamente la temperatura corporea.

L’organismo si può anche abituare 
Alla luce di quanto esposto sopra potrebbe sorgere il dubbio lecito: in paesi tropicali, come India, Indonesia, Bangladesh si verificano colpi di calore a catena? No, perché l’organismo, in qualche modo si adatta. È vero però che in quei paesi le persone si alimentano con molta frutta e verdura, idratandosi maggiormente e si vestono con abiti molto ariosi di tessuti leggerissimi.



Fonte: benessere.com

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