Tiroide, i segnali che non funziona bene

Indispensabile, ma spesso dimenticata: la tiroide è il piccolo direttore di una grande orchestra, il nostro organismo. Una ghiandola che deve funzionare bene perché l’attività di tutti i tessuti sia in equilibrio.


Dal peso alle ossa, dalle condizioni di pelle e capelli ai livelli di colesterolo, dal battito cardiaco al sistema nervoso, praticamente tutto risente dell’azione della tiroide e degli ormoni che produce.

Eppure pochi pensano alla salute di questa ghiandola a forma di farfalla che sta nel collo, sotto la laringe. Assicurarsi che funzioni a dovere, invece, è già una buona ipoteca sulla salute generale.

Il primo passo: usare il sale iodato

Dieci anni fa le vendite di sale arricchito di iodio erano il 10 per cento del totale, ora siamo intorno al 60 per cento: dobbiamo migliorare, ma gli italiani hanno capito che va usato per il bene della tiroide.

Lo iodio è un elemento che si trova nei primi strati della crosta terrestre ed è poco abbondante in suolo e acque italiane, così gli alimenti prodotti nel Paese ne contengono poco. Perfino in regioni circondate dal mare, come la Sicilia, la carenza iodica è considerevole.

La concentrazione di questo elemento nell'organismo è indispensabile per gli ormoni tiroidei e le numerose funzioni che questi regolano nel corpo.

Gli ormoni tiroidei sono due, triiodotironina o T3, perché ha tre atomi di iodio all’interno e tiroxina o T4, perché ne contiene quattro. Senza iodio la tiroide si affatica cercando di produrli.

Le conseguenze della carenza di iodio

Le principali conseguenza della carenza iodica sono l’aumento del volume della tiroide (gozzo) e la comparsa di noduli: secondo le stime se facessimo un’ecografia a tappeto li troveremmo nel 50-60% della popolazione e con l’aumentare dell’età la probabilità cresce, al punto che praticamente tutti gli over 80 ne hanno almeno uno.

Oggi capita molto spesso di trovare noduli tiroidei facendo ecografie per altri motivi, per esempio durante l’ecocolordoppler delle carotidi prescritto dal cardiologo o quando il medico fa l’ecografia al seno e dà un’occhiata alla tiroide.

I pazienti si allarmano pensando a un tumore, ma quasi sempre si tratta di noduli innocui e basta valutarne alcune caratteristiche per capirlo.

La prevalenza elevata di noduli e la loro sostanziale benignità fa sì che non sia il caso di pensare a screening generalizzati o a un momento preciso della vita in cui sottoporsi all’ecografia alla tiroide ma chi è a maggior rischio è bene che si controlli.

Lo sono le persone che sono state esposte a radiazioni per i più svariati motivi o chi abita in aree dove la carenza iodica è elevata e il gozzo molto comune; anche chi ha familiari con una malattia tiroidea, come tumori, tiroidite o ipertiroidismo, dovrebbe valutare le condizioni della ghiandola con un’ecografia e un dosaggio degli ormoni tiroidei.

Ipotiroidismo e ipertiroidismo

I noduli non sono l’unico problema: la tiroide può avere anche problemi funzionali, ovvero produrre ormoni in quantità scarsa (ipotiroidismo) o al in eccesso (ipertiroidismo).

Il primo caso è l’ipotiroidismo, una condizione molto comune (si parla del 5-6% della popolazione generale, con picchi di oltre il 10% nelle donne dopo i 60 anni) ma subdola e difficile da riconoscere.

I sintomi dell'ipotiroidismo sono poco specifici e spesso ci si abitua pian piano a tollerarli. A fastidi come stanchezza, aumento di peso, difficoltà di concentrazione o sonnolenza spesso non si dà importanza, così l’ipotiroidismo progredisce e può causare problemi sempre più evidenti, come la pelle che diventa pallida, secca e fredda, i capelli opachi e fragili o le unghie che crescono poco, hanno striature longitudinali e trasversali e si spezzano con facilità.

L’ipotiroidismo può avere anche un'origine autoimmunecome nel caso caso della tiroidite di Hashimoto, una patologia più frequente nelle donne provocata da anticorpi che danneggiano la ghiandola tiroidea.

Molte forme di ipotiroidismo restano subcliniche e non danno grossi disturbi ma se i sintomi sono fastidiosi e la carenza ormonale è consistente diventa necessaria una terapia farmacologica in grado di compensare la scarsa produzione di ormoni.

In caso di ipertiroidismo, che è molto meno frequente, i problemi sono di segno diametralmente opposto: l’eccesso di ormoni tiroidei si fa sentire con tachicardia, perdita di peso, tremori, disturbi del sonno, nervosismo, intolleranza al caldo; anche in questo caso osservare cute e chioma aiuta, perché la pelle è arrossata, calda, umida e si suda molto da mani e piedi, nel 20-40% dei casi i capelli possono cadere e assottigliarsi, le unghie si sfaldano.

Le cause di ipertiroidismo sono principalmente due: la prima è il morbo di Basedow, una malattia autoimmune che ha il suo picco massimo nelle donne fra i 20 e i 40 anni, provocata da anticorpi che imitano l’effetto dell’ormone tireostimolante, portando la ghiandola a un’iperproduzione di ormoni. In questo caso i sintomi sono evidenti e in una su cinque compaiono anche il gozzo e il caratteristico esoftalmo (in cui gli occhi paiono uscire dalle orbite).

La seconda causa di ipertiroidismo è il gozzo nodulare tipico degli anziani che sono stati esposti a lungo a carenza di iodio: dopo anni e anni di deficit la tiroide forma noduli sempre più grandi che producono ormoni in eccesso, senza sottostare più alla regolazione da parte dell’ormone tireotropo o TSH, prodotto dall’ipofisi nel cervello per modulare l’attività della tiroide. In genere il problema non presenta sintomi ma in alcuni casi può causare aritmie cardiache.

Il trattamento dell'ipertiroidismo va stabilito in funzione della causa scatenante, e può essere prettamente farmacologico (si avvale dell'impiego di farmaci tireostatici), chirurgico (asportazione di una parte o dell'intera tiroide) o radioattivo con iodio 131 (terapia radiometabolica).

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