Celiachia, perchè aumentano le diagnosi

La celiachia è in continuo aumento. La stima secondo cui ne soffrirebbe l'1% della popolazione, circa 600.000 persone, dopo 20 anni è purtroppo da rivedere al rialzo.


Un nuovo studio italiano indica che la prevalenza è in crescita, specialmente in alcune aree metropolitane, portando il numero complessivo dei casi vicino ad un milione. Ma solo il 20% sa di essere celiaco. Secondo gli esperti dell'Associazione Italiana Celiachia, alla base dell'incremento della prevalenza ci sarebbero probabilmente cause ambientali, non ancora individuate.

Potenziare la diagnosi della celiachia

L'aumento dei casi richiama alla necessità di migliorare le diagnosi, che tuttora arrivano in media oltre 6 anni dopo i primi sintomi. Così, anche e soprattutto per scovare i “pazienti camaleonte” con sintomi insoliti come afte ricorrenti in bocca, un'orticaria fastidiosa, l'anemia o le irregolarità mestruali, gli esperti propongono test del sangue mirati per individuare prima possibile i casi che resterebbero sotto silenzio perché si presentano con sintomi sfuggenti.

I fattori ambientali fra le possibili cause di celiachia

Fino a poco tempo si riteneva che la prevalenza di celiachia fosse in aumento solo per la migliore capacità diagnostica, ma ora questo nuovo studio mostra un incremento sostanziale dei casi. La rapidità dell'aumento fa pensare che a causarla siano fattori ambientali: sono al vaglio ipotesi come le infezioni virali, non solo intestinali, o l'uso dell'enzima transglutaminasi nei cibi pronti al consumo, oppure ancora l'uso di antibiotici nella prima infanzia, la quantità di glutine nello svezzamento o un microbioma che favorisca la patologia. Inoltre, l'età media in cui si manifesta la celiachia sta salendo e stanno cambiando anche le modalità cliniche con cui si presenta. I pazienti che manifestano i segni più classici della patologia, come la diarrea, sono pochi. Occorre perciò cambiare approccio e ricercare la celiachia anche in tutte quelle categorie di pazienti che, per esempio, presentano sintomi di osteoporosi, anemia, problemi di fertilità, colon irritabile.

La diagnosi per i pazienti con sintomi aspecifici

Alla luce dei nuovi dati, i casi diagnosticati sarebbero appena il 20% contro il 37% di poco tempo fa. Mancano all'appello molti pazienti che, avendo sintomi meno evidenti, si trascinano per anni senza una diagnosi corretta. Se da un lato nei bambini con sintomi classici la diagnosi può arrivare anche prima di due anni di vita, in molti adulti con segni meno usuali si può aspettare anche più di 6 anni, arrivando in alcuni casi fino a 70 anni di età prima di averla. La diagnosi precoce di celiachia è una forma indispensabile di prevenzione delle possibili conseguenze legate all'assunzione di glutine da parte di un celiaco inconsapevole.

Verso nuovi esami diagnostici

Il modo di fare diagnosi potrebbe anche cambiare in futuro. A oggi, negli adulti, la biopsia è essenziale per confermare la celiachia ed escludere la presenza di altre patologie più gravi. In un prossimo futuro, però, potrebbero bastare degli esami immunologici sul sangue. Ci sono infatti studi interessanti sulla cosiddetta "biopsia liquida", un esame del sangue che può predirre la presenza di un danno alla mucosa intestinale causato dalla celiachia.

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