Tendini, i "fili" che ci muovono

I tendini sono indispensabili al movimento: sono infatti le strutture che fanno sì che l'attività del muscolo si trasmetta all'apparato scheletrico. Si tratta di strutture fibrose molto robuste, situate tra ossa e muscoli attraverso due giunzioni, rispettivamente quella osteo-tendinea (entesi), e quella muscolo-tendinea. 
Ogni volta che il muscolo si contrae, scarica la sua attività sul tendine, che a sua volta la trasmette, distribuendola e graduandone le sollecitazioni, al segmento osseo relativo. 
Quindi sul tendine pesa tutta la forza generata dal muscolo, per questo è necessario che la struttura sia dotata di caratteristiche di robustezza e resistenza. 

Il punto debole dei tendini è semmai la capacità di rigenerazione: se in condizioni normali è molto difficile che accusino problemi, una volta che lesioni o microlesioni si sono verificate, a causa di sforzi eccessivi e ripetuti, le sue cellule hanno bisogno di tempi molto lunghi, più lunghi ad esempio rispetto a quelle dei muscoli, per riparare i danni.

La tendinite

La tendinite è un processo infiammatorio, che viene definito anche più correttamente peritendinite perché in effetti riguarda il peritenonio. Il peritenonio è un complesso di guaine connettive che avvolge il tendine e i suoi fasci costitutivi. Se ad essere infiammata invece è la guaina sinoviale che riveste il tendine, allora si parla di tenosinovite o tenovaginite, che di solito si presenta contemporaneamente alla tendinite. 

Cause
Spesso non si riesce a risalire alla causa precisa della tendinite. Ci sono dei fattori standard, quali ad esempio l'età: passati i 30-35 anni, i tendini diventano più vulnerabili sia perché iniziano ad essere meno tonici, sia perché anche la vascolarizzazione comincia a ridursi. I danni in questa zona possono essere causati da sforzi, da malattie, da infezioni. Esercizi ripetuti, a cui non si è abituati o che vengono eseguiti male, sforzi eccessivi, microtraumi che si susseguono, tutto questo può provocare lesioni ai tendini. Ma queste strutture possono subire anche le conseguenze di malattie sistemiche come l'artrite reumatoide, il lupus eritematoso, la sclerosi sistemica.
Anche il metabolismo alterato va annoverato fra i nemici dei tendini, poiché dà luogo a patologie di natura dismetabolica pericolose per i fasci tendinei, come la gotta, la sindrome di Reiter, il diabete, in casi più rari l'amiloidosi. Da registrare tra le cause di tendinite l'iperlipoproteinemia Tipo II, l'aumento marcato di colesterolo nel sangue; nei giovani, soprattutto di sesso femminile, un'infezione gonococcica può portare a tenosinovite migrante acuta, con o senza sinovite localizzata.

Dove e come si manifesta
Le parti del corpo più soggette a tendiniti sono spalle, gomiti, ginocchia, mani, piedi, polsi e caviglie. La manifestazione del dolore cambia a seconda di dove si sia verificata l'infiammazione. 
bicipite: il dolore parte dalla cosiddetta cuffia dei rotatori, cioè la capsula delll'articolazione della spalla, con i rispettivi tendini.

  • gomito: l'algia si verifica a carico dell'avambraccio, localizzata nella parte esterna, e si manifesta in concomitanza con un movimento di rotazione o quando si afferra qualcosa.
  • rotula: il dolore è presente nella zona anteriore del ginocchio.
  • polso, mani e piedi: algìa a carico del flessore radiale e ulnare del carpo, al flessore delle dita, all'abduttore lungo e all'esterno breve del pollice, che condividono una guaina fibrosa (sindrome di Quervain).
  • tendine di Achille: la zona dove si manifesta l'algìa è subito sopra il tallone.
  • adduttori: il dolore si verifica nella zona dell'inguine, coinvolge la capsula dell'anca e i tendini associati.

Diagnosi
Il dolore è il primo sintomo della tendinite. In genere aumenta se si muove la parte colpita e può essere accompagnato da altri sintomi, come gonfiore e tumefazione, di varia entità. Al contrario, se nelle guaine non si riversa liquido infiammatorio, essendo secche danno origine a una specie di frizione, captabile durante il movimento auscultando la parte con uno stetoscopio. 
Per diagnosticare una tendinite il medico deve procedure all’anamnesi (analisi del passato del paziente) e a una visita approfondita.
La diagnosi di tendinite, oltre a un’accurata analisi clinica, si avvale generalmente dell’ausilio di esami strumentali quali l’ecografia e la risonanza magnetica; attualmente l’ecografia muscolo-tendinea è lo strumento più idoneo per la valutazione della condizione dei tendini; l’ecografia muscolo-tendinea, infatti, consente indagini piuttosto precise sui tessuti molli, sulle strutture articolari (cartilagini, menischi e membrane sinoviali) e periarticolari (tendini e legamenti); oltre che per le tendiniti è indicato nel caso di stiramenti, sospetti strappi muscolari, contusioni, cisti, borsiti, ematomi intramuscolari e sottocutanei.

Le terapie
Le cure della tendinite consistono principalmente nel dedicarsi ad un periodo di riposo, che si rivela essenziale per cercare di alleviare l’infiammazione e quindi anche il sintomo del dolore.
Si può ricorrere anche all'applicazione di impacchi di ghiaccio, il quale può essere utile per calmare il dolore e per evitare che si formino tumefazioni. La tendinite può essere trattata anche con arnica e fiori montani. Esistono anche dei farmaci che si possono assumere, ma sempre fondamentale chiedere consiglio al proprio medico di fiducia.
I farmaci contro la tendinite vanno infatti presi soltanto dietro prescrizione medica. Si tratta di antinfiammatori del gruppo FANS, degli antibiotici e dei corticosteroidi.
La cura della tendinite si può basare anche sulla fisioterapia e in alcuni casi è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico.

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