La Tiroidite di Hashimoto, le cose da sapere

La Tiroidite di Hashimoto rappresenta la causa più comune di ipotiroidismo e colpisce con maggiore frequenza la popolazione femminile sopra i quarant’anni.

Nonostante l’ipotiroidismo venga spesso associato all’aumento di peso, esso può causare disturbi che influiscono pesantemente nella quotidianità del soggetto, sia a livello fisico che psicologico. Se tale patologia non viene trattata, le conseguenze a carico dell’organismo possono essere molto gravi. Lo stadio terminale, espressione di una malattia di lunga data non curata, è rappresentato dal coma mixedematoso, un’emergenza medica potenzialmente fatale se non trattata tempestivamente.

In questo articolo andremo a chiarire il ruolo della tiroide, cos’è l’ipotiroidismo, quali sono le cause della tiroidite di Hashimoto, quali sono i sintomi principali, come viene fatta la diagnosi e qual è il suo trattamento.

Tiroide e Ormoni Tiroidei


La tiroide è una ghiandola a forma di farfalla situata nella parte anteriore del collo. Normalmente non è palpabile, ma in alcune condizioni può aumentare di volume e manifestarsi con il cosiddetto gozzo. La sua funzione principale è quella di produrre gli ormoni tiroidei, tiroxina (T4) e triiodotironina (T3).

Gli ormoni tiroidei sono coinvolti nella regolazione dell’energia dell’organismo: innalzano il metabolismo, aumentano la produzione di calore e la degradazione dei grassi. Hanno effetti anche a livello cardiaco, scheletrico, muscolare e sono molto importanti per lo sviluppo del feto e del neonato.

La tiroide è regolata dall’ipofisi, una ghiandola situata alla base del cervello. L’ipofisi produce l’ormone tireotropo (TSH), che stimola la produzione degli ormoni tiroidei. Quando questi sono in eccesso, bloccano il rilascio di TSH, per mantenere un livello costante di ormoni tiroidei in circolo. Il dosaggio di T3, T4 e TSH risulta fondamentale nella diagnosi delle patologie della tiroide.

Ipotiroidismo


L’ipotiroidismo è definito come una carenza di ormoni tiroidei in circolo. Nella quasi totalità dei casi la condizione è legata a una patologia della tiroide (si parla di ipotiroidismo primario), mentre solo una piccola parte è dovuta a un difetto di produzione di TSH (ipotiroidismo secondario). La tiroidite di Hashimoto rappresenta la causa principale di ipotiroidismo primario.

Nell’ipotiroidismo primario quindi, la tiroide non produce ormoni a sufficienza. L’ipofisi percepisce questa carenza e aumenta il rilascio di TSH, non essendo bloccata dagli ormoni tiroidei. La tiroide, sotto lo stimolo del TSH, tende con il tempo ad aumentare di volume, senza tuttavia riuscire a raggiungere un livello adeguato di ormoni in circolo.

Eziologia


La Tiroidite di Hashimoto è un’infiammazione cronica autoimmune della tiroide.
Con il termine autoimmune ci si riferisce a patologie in cui il sistema immunitario si attiva per errore contro componenti del nostro stesso organismo. Il sistema immunitario attivato produce anticorpi (detti auto-anticorpi) che riconoscono e attaccano queste componenti, causando infiammazione e danni all’organo colpito.

Gli auto-anticorpi specifici della tiroidite di Hashimoto sono l’anticorpo anti-tireoperossidasi (anti-TPO) e anti-tireoglobulina (anti-TG). La tireoperossidasi e tireoglobulina sono due componenti fondamentali delle cellule tiroidee per la produzione degli ormoni e gli anticorpi sequestrandole ne bloccano il processo.

Sintomatologia


La malattia ha un decorso lento e un esordio non sempre semplice da riconoscere. Molti pazienti lamentano disturbi legati all’ipotiroidismo, anche se spesso viene diagnosticata casualmente attraverso esami di laboratorio. 

I sintomi principali dell’ipotiroidismo sono:
•    debolezza,
•    intolleranza al freddo,
•    aumento di peso,
•    pelle secca e pallida,
•    perdita di capelli
•    alterazioni del ciclo mestruale
•    stipsi

Il paziente inoltre può lamentare un ingrandimento non dolente della tiroide (gozzo) oppure un senso di costrizione alla gola.

L’ipotiroidismo determina conseguenze molto gravi se non viene trattato.
Il gozzo ostacola la deglutizione e la respirazione.
La carenza di ormoni può portare a un aumento del volume del cuore, a scompenso cardiaco, a riduzione della memoria, difficoltà nella concentrazione, riduzione delle capacità cognitive e depressione.
Il coma mixedematoso è una complicanza potenzialmente fatale, ad oggi molto rara, che si manifesta solo nei pazienti con una lunga storia di malattia non trattata.

Diagnosi


La diagnosi di Tiroidite di Hashimoto si basa sul riconoscimento dei sintomi tipici dell’ipotiroidismo, sulla valutazione della funzione tiroidea e sul dosaggio degli auto-anticorpi, espressione della malattia autoimmune.

I principali marker di funzione tiroidea sono l’ormone tireotropo (TSH), la tiroxina libera (fT4) e la triiodotironina libera (fT3).
È possibile distinguere:
•    l’ipotiroidismo clinico, caratterizzato da valori di TSH superiore a 10 mU/L e valori bassi di fT3 e fT4, spesso accompagnato dai sintomi tipici;
•    l’ipotiroidismo subclinico, nel quale i valori di fT3 e fT4 sono normali, ma il TSH è elevato, con valori compresi tra 4 e 10 mU/L e con sintomi generalmente assenti o modesti.

In presenza di gozzo o noduli palpabili è indicata l’esecuzione di un’ecografia della tiroide, che può mettere in luce una struttura eterogenea per l’infiammazione e la presenza di micronoduli.

La diagnosi viene confermata attraverso il dosaggio degli auto-anticorpi diretti contro la tiroide. Si possono rilevare livelli elevati di anticorpi anti-tireoperossidasi (anti-TPO) e meno frequentemente di anticorpi anti-tireoglobulina (anti-TG).

Trattamento


Nelle fasi precoci della Tiroidite di Hashimoto i livelli di anticorpi possono essere elevati, senza particolari alterazioni della funzionalità tiroidea. In questo caso non è indicato il trattamento ma è opportuno il monitoraggio periodico della funzione tiroidea.

La Tiroidite di Hashimoto va trattata nel momento in cui compare l’ipotiroidismo. La terapia ha lo scopo di correggere la carenza di ormoni e i livelli di TSH, attraverso l’utilizzo di un sostituto degli ormoni tiroidei, la levotiroxina.
La terapia è costituita da una compressa da assumere una volta al giorno con possibili aggiustamenti e va generalmente mantenuta per tutta la vita. È importante assumerla con regolarità e fare attenzione ad eventuali interferenze con altri farmaci.

Devo fare lo screening?


Lo screening per l’ipotiroidismo è obbligatorio per i neonati, mentre è indicato per i soggetti con forte famigliarità per patologie della tiroide, soggetti con patologie autoimmuni (per esempio diabete mellito di tipo 1), donne in gravidanza (per i potenziali danni al feto) e donne a uno o due mesi dal parto.

Gli esami al Centro Diagnostico Basile


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