Se si scopre di avere un tumore in gravidanza

Alcune donne scoprono di avere un tumore al seno quando sono incinta o subito dopo aver partorito. Secondo il National Cancer Institute statunitense succede a una donna su 3 mila circa, ma è un numero che potrebbe crescere visto che il rischio aumenta con l'età e che sempre più donne posticipano la prima gravidanza.

Purtroppo, non è semplice individuare un piccolo nodulo nelle prime settimane di gravidanza o nel periodo di allattamento, quando il seno cambia aspetto, è gonfio e dolorante, con la conseguenza che la diagnosi viene spesso fatta con mesi di ritardo. Per evitare che ciò accada, è importante che tu ti sottoponga a un attento esame del seno sia prima sia dopo il parto. In caso di dubbi, è possibile eseguire gli esami utili ad accertare la natura del nodulo, a cominciare dall'ago aspirato e dall'ecografia della mammella, innocua per l'organismo femminile e per il feto. Con particolari accorgimenti, è possibile anche eseguire una mammografia (sebbene nelle donne incinta sia meno attendibile, a causa di possibili falsi negativi).

In ogni caso, è importante sapere che le cellule maligne non sembrano poter passare dalla madre al feto, che è possibile sottoporsi all'intervento chirurgico in qualsiasi stadio della gravidanza (a meno di specifiche controindicazioni) e che essere in stato interessante non influisce sulla prognosi.

Il percorso terapeutico dipenderà da tanti fattori, come la grandezza del tumore, se questo è limitato alla mammella o è diffuso, il tipo, lo stadio, la settimana di gestazione, la presenza di sintomi e lo stato di salute generale. L'asportazione chirurgica della massa tumorale è il trattamento di prima linea e andrebbe eseguita il prima possibile. La radioterapia, invece, potenzialmente dannosa per il feto, andrebbe ritardata fino alla nascita del bambino se il tumore è ai primi stadi e, in ogni caso, non eseguita nei primi tre mesi di gravidanza. Per questo motivo, a volte, si opta per la mastectomia al posto dell'intervento conservativo.

Anche la chemioterapia non va somministrata nei primi tre mesi di gestazione per via delle possibili malformazioni che il feto potrebbe sviluppare; in seguito, i rischi per il feto si riducono, sebbene non si azzerino, e il trattamento può comunque causare un parto prematuro o una riduzione del peso del bambino alla nascita. Non vi sono dati, invece, sugli effetti della terapia ormonale. Dopo la 33ª settimana di gestazione, è probabile che il medico proponga l'induzione del parto per poter procedere con le terapie oncologiche.

L'interruzione di gravidanza, infine, non sembra aumentare i tassi di sopravvivenza e non viene quindi considerata come una opzione terapeutica.

Per combattere una malattia oncologica bisogna agire rapidamente. Per questo, purtroppo, le donne che scoprono di avere un carcinoma mammario durante o subito dopo la gravidanza, e che devono sottoporsi a un intervento o alla chemioterapia dopo il parto, dovranno smettere di allattare al seno. Nel primo caso per ridurre l'afflusso di sangue al seno e le sue dimensioni, nel secondo per evitare che i farmaci concentrati nel latte materno passino al bambino.

Fonte Salute Seno Repubblica

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