Basta poco per proteggersi, non abbassare la guardia

La forza dell'HIV/AIDS risiede nell'ignoranza delle sue vittime. 
Conoscere la malattia e i modi in cui si trasmette è l'unica vera protezione. Purtroppo, ancora oggi, troppe persone si sentono protette dal rischio del contagio ma in realtà non conoscono, o credono erroneamente di comprendere, cosa è l'HIV/AIDS. 
Prima di tutto, è opportuno sapere che HIV e AIDS non sono la stessa cosa. L’Aids è causato dal virus Hiv

Il virus dell'HIV indebolisce progressivamente il sistema immunitario fino a non permettere più all'organismo di difendersi sufficientemente dagli agenti patogeni. Ecco perché – dopo alcuni anni senza sintomi – possono manifestarsi diverse malattie che, senza la deficienza immunitaria, si presenterebbero solo molto raramente o non si manifesterebbero per nulla. Solo questo stadio dell’infezione da Hiv si chiama Aids. 

L’unico modo per diagnosticare l’infezione da Hiv è il test per l’Hiv. La persona che ha contratto il virus Hiv è detta sieropositiva. Essere sieropositivo non significa essere malato di Aids o che certamente ci si ammalerà in futuro. Oggi esistono diverse proposte terapeutiche in grado di contrastare l’evolversi dell’infezione ma non è ancora disponibile una cura definitiva per l’eradicazione del virus. I farmaci a oggi disponibili devono essere presi per tutta la vita, ogni giorno e a orari stabiliti.

Come si trasmette il virus Hiv
Il virus Hiv si può trasmettere solo e soltanto attraverso i seguenti liquidi biologici:
-sangue
-sperma e secrezioni vaginali
-latte materno

L’infezione avviene quando uno di questi liquidi, appartenente ad una persona sieropositiva, entra in circolazione nel sangue della persona ricevente attraverso ferite o lesioni anche non visibili delle mucose. Il virus Hiv si può trasmettere: con l’ingresso di sangue nell'organismo, attraverso rapporti sessuali non protetti dal preservativo, dalla madre al bambino durante la gravidanza, il parto e l’allattamento. Le ragazze più giovani sono particolarmente esposte al contagio perché un apparato genitale immaturo è fisiologicamente più soggetto a ferite e infezioni. Tuttavia, la trasmissione sessuale è la modalità d’infezione più diffusa e riguarda circa l’80% delle nuove diagnosi. Nel 2011, il 78% delle donne cui è stata diagnosticata l’infezione da Hiv ha contratto il virus attraverso rapporti eterosessuali.


Cosa è possibile fare per evitare il contagio?
1)Nei rapporti sessuali penetrativi utilizzare sempre il preservativo. L’Hiv non si trasmette scambiandosi baci e carezze né nei contatti quotidiani; non si trasmette mangiando dallo stesso piatto o utilizzando il bagno in comune. Nessun familiare di una persona sieropositiva è stato mai infettato. 

2)Altra via di trasmissione può essere quella ematica, vale a dire lo scambio di siringhe usate già in precedenza da qualcun altro: utilizzare sempre siringhe sterili o monouso per iniettare qualsiasi sostanza.

3)Trasmissione verticale. La madre può trasmettere il virus Hiv al figlio durante la gravidanza, al momento del parto o durante l'allattamento. La possibilità che una madre sieropositiva trasmetta l’Hiv al proprio figlio si riduce drasticamente (<1%) seguendo un' idonea terapia durante la gravidanza, partorendo con parto cesareo ed evitando l’allattamento al seno.

L’unico modo per diagnosticare o escludere l’infezione da Hiv è quello di eseguire un test specifico. E' possibile effettuare il test per l'Hiv in forma gratuita presso le Unità Operative Aids delle Asl e presso Centri e Reparti di Malattie Infettive. Le modalità di accesso cambiano di struttura in struttura: generalmente non è richiesta l'impegnativa del medico di base e basta presentarsi direttamente sul posto. In alcune strutture è necessario prenotarsi.
Il test comunemente utilizzato è il “test ELISA”, che ricerca nel sangue la presenza degli anticorpi anti-Hiv che si sviluppano solo se la persona ha contratto il virus. Il risultato del test è positivo se si rilevano gli anticorpi (sieropositività all’Hiv) e negativo se non ve ne è traccia (sieronegatività all’Hiv).

È importante sapere che il periodo che l’organismo impiega a sviluppare gli anticorpi (Periodo Finestra) può variare da qualche settimana fino a 3 mesi dopo che si è venuti in contatto col virus. In questo periodo una persona potrebbe risultare negativa al test, ma aver contratto il virus e trasmetterlo ad altri. L’esito del test si considera definitivo se sono trascorsi 3 mesi dall'ultimo comportamento a rischio. Se ci si trovasse in uno stato dubbioso, accertarsi di essere o non essere sieropositivo è un dovere etico nei confronti delle persone che potrebbero essere inconsapevolmente contagiate.

Discriminare un essere umano perché ha contratto l'HIV/AIDS, oppure se è membro di una famiglia in cui vi sono persone infette, o ancora se appartiene a una categoria a rischio, costituisce la violazione di un diritto umano individuale ed è segno di profonda immaturità. Il silenzio e la paura che circondano l'HIV/AIDS possono uccidere quanto la malattia stessa.


Fonte
Associazione Italiana Aids - Lila

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