Tumore all'ovaio: il "killer silenzioso"

Nella lotta al tumore ovarico l’informazione è fondamentale. Si stima che il 60 per cento delle donne italiane non lo conosca, nonostante ogni anno quasi 6mila connazionali ricevano la diagnosi di tumore ovarico. Inoltre, a differenza di altre forme tumorali, come quelle al seno e all’utero, dove sono disponibili strumenti di prevenzione efficace, nel carcinoma alle ovaie l’unica prevenzione possibile è rappresentata proprio dall’informazione. Su queste basi nasce «Io scelgo di sapere», la campagna di informazione punta a informare le donne colpite da tumore ovarico e i loro familiari dell’esistenza della mutazione BRCA, del test genetico e delle sue potenzialità prognostiche, predittive e di prevenzione.

Una forma di cancro ancora spesso letale, ma un quarto dei 5600 nuovi casi annui in Italia è dovuto alla mutazione genetica resa «famosa» da Angelina Jolie, che gioca un ruolo sia nella scelta delle cure per le pazienti sia nella prevenzione per le donne sane

Dovuto alla mutazione BRCA un quarto dei nuovi casi
«Oggi sappiamo che circa un quarto dei 5600 tumori ovarici diagnosticati ogni anno in Italia ha origine dalla mutazione dei geni BRCA e alle pazienti portatrici di questa mutazione, così come ai loro familiari, il nuovo test genetico BRCA offre la possibilità di usufruire di cure innovative e di intraprendere percorsi di prevenzione solo cinque anni fa inimmaginabili. Di queste importanti novità si parla da tempo negli ambienti scientifici, ma noi donne che cosa ne sappiamo? Purtroppo ben poco e, non sapendo, non possiamo fare le scelte giuste né per noi né per i nostri famigliari. Per questo – afferma Nicoletta Cerana, presidente di ACTO Onlus – abbiamo deciso di lanciare la campagna Io scelgo di sapere con cui vogliamo rispondere alle domande e ai dubbi legati alla mutazione e al test BRCA, per aiutare ogni donna a compiere la scelta giusta sia verso se stessa che verso i propri familiari e a condividere le esperienze di quanti hanno già scelto e che sono un esempio di coraggio, forza e determinazione». 

La campagna è infatti stata realizzata da ACTO Onlus e aBRCAdaBRA onlus, insieme alla Fondazione AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica) e alla SIGU (Società Italiana di Genetica Umana), con il supporto incondizionato di AstraZeneca.

Avere la mutazione ha un impatto sul futuro delle donne malate e sane
Portato all’attenzione del pubblico dalle dichiarazioni di Angelina Jolie sulla sua positività alla mutazione e sugli interventi di chirurgia preventiva cui si è sottoposta, l’argomento BRCA è ancora poco noto. Secondo le statistiche disponibili, il 75 per cento delle italiane non sa nulla della mutazione BRCA, mentre essere consapevoli di essere portatrici della mutazione genetica ha un forte impatto sul futuro delle donne sia malate che sane. Per chi ha già avuto una diagnosi di carcinoma ovarico, infatti, significa avere una prognosi migliore e poter utilizzare nuovi farmaci che allungano i tempi liberi dalla malattia, allungando quindi la sopravvivenza.

Per le loro familiari, sane ma positive alla mutazione, significa poter attuare strategie di sorveglianza e di prevenzione. «I test genetici BRCA rappresentano uno strumento fondamentale – commenta Nicoletta Colombo Professore Associato Ostetricia-Ginecologia Università Milano-Bicocca, Direttore Programma Ginecologia Oncologica Istituto Europeo Oncologia – perché consentono di identificare il trattamento più efficace per le pazienti, come a esempio i farmaci PARP inibitori. Questi sfruttano il difetto nel meccanismo di riparazione del DNA, derivante proprio dalla mutazione BRCA, e bloccano così un ulteriore meccanismo di riparo, portando alla morte delle cellule tumorali. Accedere al test BRCA per le pazienti con carcinoma ovarico è quindi fondamentale già alla diagnosi ma oggi in alcune Regioni il percorso diagnostico è estremamente confuso».

Un «killer silenzioso», ancora spesso letale
Quello all’ovaio è un tumore subdolo, che viene definito un «killer silenzioso» perché è ancora spesso letale, a causa dei sintomi difficili da riconoscere e che compaiono tardivamente: così quasi l’80 per cento delle diagnosi avviene in fase avanzata, quando le possibilità di guarigione sono molto limitate. Essere portatrici della mutazione genetica BRCA aumenta la probabilità di sviluppare un tumore ovarico fino al 46 per cento. «Nel tumore ovarico l’accesso al test genetico è fondamentale non solo ai fini della diagnosi, che ancora troppo spesso arriva tardivamente, ma anche per la scelta del trattamento e per la prevenzione nei confronti dei famigliari. 

Purtroppo in Italia, nonostante le raccomandazioni delle società scientifiche, l’accesso ai test genetici è ancora disomogeneo con importanti differenze regionali. Per questo – commenta Francesca Merzagora, Fondatrice e Presidente di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna – vogliamo offrire per la prima volta una fotografia puntuale dello stato dei test genetici in Italia, andando ad ascoltare la voce di tutti i soggetti coinvolti, con l’obiettivo ambizioso di chiedere l'inserimento del test BRCA all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza, garantendone il diritto di accesso a tutte le donne con tumore ovarico. Questo progetto è perfettamente in linea con la mission del nostro Osservatorio, da sempre impegnato nella tutela della salute delle donne italiane».

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