APPUNTAMENTO CON LA PREVENZIONE - Ricorda di volerti bene

La salute intesa come prevenzione è un concetto che, purtroppo, la maggior parte delle persone tende a ignorare. Lo rilevano i sondaggi: dell’efficienza fisica la maggioranza degli italiani si preoccupa soltanto al manifestarsi di qualche disturbo. Molti, addirittura - e questo è a dir poco un paradosso - si direbbero più attenti alle condizioni e alle cure della loro automobile, piuttosto che al proprio stato di salute.

Eppure, sottoporsi a un check-up, fare un «tagliando» sulla propria persona, controllarsi regolarmente almeno una volta all’anno - anche quando tutto funziona - è senza dubbio estremamente importante, specie se si sono superati i trent’anni, poiché rappresenta il sistema migliore per vivere meglio e più a lungo.

In che cosa consiste, dunque, questa pratica - a quanto pare poco diffusa - etichettata con un termine inglese ormai entrato a pieno titolo nel nostro vocabolario, nel nostro linguaggio comune? Ma, soprattutto, quali sono gli esami ai quali bisognerebbe sottoporsi con disinvoltura ciclicamente?

I due principali scopi del check-up, si sa, sono la prevenzione e la diagnosi precoce su eventuali patologie. Si tratta in sostanza di una vera e propria indagine clinica che viene effettuata anche in assenza di sintomi particolari e alla quale sarebbe opportuno sottoporsi - come detto - almeno una volta l’anno.

Prima degli esami di laboratorio, ovviamente, si rende necessario fare un’attenta anamnesi. Il medico di base, cioè, in questo caso raccoglie dal paziente il maggior numero possibile di dati sulla sua storia clinica, sull’eventuali malattie o sui disturbi di cui hanno sofferto sia lui che i suoi familiari o altri antenati. È pure importante che il medico conosca le abitudini di vita del paziente, il tipo di alimentazione, e via dicendo. Solo dopo aver avuto un quadro ben preciso, potrà essere in grado di indicare quali sono gli esami da eseguire. Questa prima fase è importantissima, se si considera che ogni paziente si differenzia sempre da un altro per via dei problemi che possono essere diversi. Ci sono persone, ad esempio, che potrebbero essere predisposte verso alcune malattie e meno verso altre.

Fino ad alcuni anni addietro i pazienti venivano sottoposti ad esami di routine, sempre uguali per tutti. Da un po’di tempo a questa parte, invece, si tende a «personalizzare» il check-up in relazione a ciò che può essere emerso dall’anamnesi e da un’accurata visita medica preliminare. È ovvio che chi soffre di dolori reumatici - tanto per citare un problema - avrà bisogno di particolari esami rispetto a chi è affetto di un disturbo intestinale o di altro.

Soprattutto dai cinquant’anni in poi, insomma, sia per l’uomo che per la donna, le regole dello starbene imporrebbero almeno un check-up annuale anche se ci si sente in forma e non si hanno problemi di salute. Anzi, è proprio tra i cinquanta e i sessant’anni, proprio nelle persone che attraversano questa fascia di età, che potrebbe verificarsi un aumento delle patologie cardiache, dei disturbi dell’apparato respiratorio (specialmente tra i fumatori), dell’artrite e dell’artrosi, dei problemi renali, e altro ancora.

A questa età, ma anche un po’ prima, occorrerebbe sottoporsi agli esami che il medico di fiducia riterrà opportuno consigliare. Come prima cosa andrebbe controllata la pressione arteriosa, il peso corporeo, la vista. Poi è sufficiente fare un emocromocitrometrico e altre analisi - sempre attraverso un prelievo di sangue - per conoscere i valori della glicemia, del colesterolo, dei trigliceridi, dell’azotemia, delle transaminasi, della velocità di sedimentazione, dell’assetto lipidico, nonché un esame completo delle urine. Dopodiché, spetterà al medico stabilire o meno eventuali altri approfondimenti, utili al paziente. L’importante che questi capisca e prenda coscienza su un fatto ben preciso: che un check-up, ogni tanto, non fa male a nessuno.

Prevenire la diffusione delle malattie significa conoscerle, individuarne le cause e i fattori che ne favoriscono l’insorgenza; significa anche formare nella popolazione un’idea positiva di salute come bene prezioso da difendere da ogni rischio esterno o interno all’uomo.

Nell’ultimo secolo è stato raggiunto un significativo grado di controllo per alcune malattie grazie soprattutto a specifiche misure preventive, quali le vaccinazioni e, in generale, grazie alle migliorate condizioni igienico sanitarie. Nuove metodologie di prevenzione delle malattie emergono in virtù delle tecnologie ed aumenta anche la consapevolezza sulla salute. Negli anni si è assistito oltre che ad un’evoluzione del concetto di salute – da assenza di malattia a completo benessere fisico, mentale e sociale - anche ad un riconoscimento del ruolo importante e determinante che la singola persona ha sul proprio stato di benessere. 

La persona deve essere messa nelle condizioni di avere sia una vita integrata socialmente che un controllo sui determinanti dello stato di salute-malattia, ma deve anche sapere e poter scegliere con consapevolezza il suo stile di vita; da qui deriva la definizione di promozione della salute come quel processo che rende gli individui in grado di avere un maggior controllo sulla propria salute e di migliorarla. Inoltre, si è sentita la necessità di valorizzare approcci umanistici che tengano conto della persona nel suo insieme, che integrino i diversi saperi e gli ambiti disciplinari, promuovendo dialogo e interazione tra i professionisti. 

Oggi le persone vogliono non solo curarsi, ma anche prevenire le malattie, informarsi, integrare le diverse conoscenze. La relazione tra il paziente e colui che si prende cura del suo benessere è molto importante, perché un buon dialogo fa sentire le persone meno malate, più partecipi alla cura; insomma ci si sente più “persone” e meno “casi clinici” e questo è davvero molto.

Il concetto di prevenzione appare strettamente correlato a quello di “Promozione della Salute” definita, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, come: “il dare alle persone i mezzi per diventare più padroni della propria salute e per migliorarla. Per raggiungere uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, la persona o il gruppo deve essere in grado di definire e concretizzare le aspirazioni, di soddisfare i propri bisogni e di modificare l’ambiente, così da adattarvisi. La salute, quindi, è considerata come una risorsa della vita quotidiana e non come lo scopo dell’esistenza. 

La salute è un concetto positivo che mette l’accento sulle risorse sociali e personali, cosi come sulle capacità fisiche. La promozione della salute non si risolve solo nel settore della sanità; essa va oltre gli stili di vita sani per includere la nozione di benessere”. La promozione della salute, a cui si ispira la prevenzione, pone le basi per interventi utili a poter aumentare il controllo sulla propria salute, migliorandola, per raggiungere la capacità di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, soddisfare i propri bisogni, cambiare l’ambiente circostante e farvi fronte, così da poter raggiungere uno stato completo di benessere fisico, mentale e sociale.

Il nostro stato di salute è determinato anche dalle condizioni di vita, dal grado di istruzione, dal tipo di occupazione e dall’ambiente in generale. L’azione della prevenzione, quindi, deve puntare a diffondere un’educazione che proponga uno stile di vita sano, prestando maggiore attenzione al benessere generale che, per prima cosa, passa per la salute. 

Risulta chiaro che il principale obiettivo di una prevenzione così strutturata debba essere la popolazione giovanile, ossia la fascia più vulnerabile della società, a rischio di attuare strategie di coping non funzionali. In questo modo, la prevenzione risulta l’arma vincente su cui investire nel medio e lungo termine, soprattutto per promuovere e proteggere il potenziale mentale e produttivo delle giovani generazioni: per questi motivi, la maggior parte degli interventi di prevenzione avviene in ambito scolastico o nei luoghi di aggregazione giovanile.

Un concetto centrale largamente diffuso nell’ambito della prevenzione e dell’educazione alla salute, specialmente negli interventi rivolti alle fasce giovani della popolazione, è quello delle life skills. Con tale termine, secondo la definizione dell’OMS, si intende l’acquisizione delle capacità di condurre relazioni interpersonali, di sapersi assumere le responsabilità legate al proprio ruolo sociale, di saper scegliere e risolvere le problematiche senza ricorrere a comportamenti che danneggino se stessi e gli altri. 

In sostanza, dunque, le life skills sono le capacità personali e sociali, richieste ai giovani e non solo, per rapportarsi con fiducia e in modo competente con se stessi, con i coetanei e con la comunità in generale. L’educazione alle life skills rappresenta una promozione della motivazione a prendersi cura, efficacemente, di sé e dell’altro, promuovendo un percorso formativo fondamentale in tutti gli ambiti della vita di un ragazzo, sia scolastico che extrascolastico, e contribuendo a creare il senso di autoefficacia indispensabile per poter contrastare i comportamenti a rischio. 

La prevenzione deve indirizzare positivamente alla salute, attraverso un’intensa sensibilizzazione che comunichi come l’uso di sostanze sia un comportamento inadeguato e da evitare, in quanto mette a rischio la salute, l’integrità psichica e quella sociale nel suo complesso. I contesti più importanti in cui i giovani possono ricevere precocemente i supporti educativi e formativi sono la famiglia e la scuola: i programmi di prevenzione, dunque, devono supportare fortemente questi due sistemi, con specifiche e concrete azioni, e promuovere una perfetta sintonia di intenti e di azioni tra le differenti agenzie educative.

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