Crioconservare il proprio corpo dopo la morte

Risulta tutt'ora conservato il corpo del professore nelle strutture della Alcor Life Extension Foundation, una delle tre compagnie che oggi offrono il servizio.

La possibilità di congelare il proprio corpo, spiega il sito della Alcor, era in realtà offerta già dal 1965 da Evan Cooper, un imprenditore che definiva se stesso 'il primo crio-attivista' e che aveva fondato la Life Extension, poi divenuta Alcor. I primi candidati però morirono all'improvviso, e fu impossibile criopreservare i corpi in tempo.

Il corpo di Bedford, che è morto di tumore, è stato conservato in un contenitore sotto vuoto e in azoto liquido prima a Glendale, in California, poi spostato a Phoenix, in Arizona, per poi essere trasferito, dopo vari passaggi, nelle strutture della Alcor a Scottsdale, sempre in Arizona, dove tutt'ora 'risiede'. Nel 1991 il corpo è stato trasferito dal contenitore originale in uno più avanzato, e con l'occasione il corpo è stato riesaminato. "Un esame esterno - scrivono gli esperti Alcor - rivela un maschio ben nutrito che appare più giovane dei suoi 73 anni".

Secondo i registri delle tre compagnie, due statunitensi e una russa, che offrono il servizio nel mondo sono 337 i corpi crioconservati.

L’Ibernazione umana compie 50 anni: come funziona e dove si può fare
L’ibernazione, chiamata anche sospensione crionica, è la pratica di congelamento del corpo di un individuo che deve essere appena deceduto nella speranza che in futuro, nuove conoscenze medico-scientifiche permetteranno loro di tornare a vivere e di curare le malattie per le quali sono «morti». La tecnica è costosa e controversa. A oggi nessuno è in grado di prevedere se sarà possibile riportare in vita i corpi ibernati perché ancora non esiste la tecnologia che permette di farlo.

La crionica è una tecnologia che si pone come obiettivo quello di estendere le aspettative di vita. In pratica, consiste nell’abbassamento della temperatura corporea di persone dichiarate legalmente morte, fino al raggiungimento della temperatura dell’azoto liquido. La tecnica va avviata entro mezz’ora dalla morte. A quel punto la decomposizione si ferma e la speranza è che, in futuro, sarà possibile riportare in vita tali persone ed eventualmente curarle con avanzate procedure scientifiche. Una persona mantenuta in tali condizioni è considerata un «paziente criopreservato» e non realmente «morta».

La crioconservazione da viventi non è legalmente consentita anche in casi di malati terminali o vittime di grandi sofferenze. Chi si occupa di crionica sostiene che sarebbe preferibile crioconservare un paziente prima che la malattia possa causare danni tali da causarne la morte. La crioconservazione da viventi non è legalmente consentita anche in casi di malati terminali o vittime di grandi sofferenze.

Come funziona la crioconservazione?
Il procedimento inizia nella sala rianimazione dell’ospedale in cui si trova il malato in fin di vita. Dopo che avviene l’arresto cardiaco ed è dichiarata la morte legale intervengono i tecnici che ripristinano meccanicamente la ventilazione ai polmoni e l’afflusso di sangue al cervello. A questo punto il corpo viene immerso in acqua gelida per essere trasportato. Quando il corpo arriva in uno dei centri di criogenesi viene iniettata in endovena la soluzione «crioprotettiva» indispensabile per evitale che congelino tutti i tessuti. Il corpo viene quindi immerso nell’azoto liquido e portato a una temperatura di -125 gradi centigradi e, dopo tre ore, alla temperatura definitiva di -196 gradi. Lo staff del centro è incaricato di cambiare frequentemente l’azoto liquido a tempo indeterminato.

Conservare il corpo o solo il cervello?
È possibile ricorrere anche alla procedura di conservazione della sola testa definita neuro conservazione (neuropreservation) che consiste nel conservare unicamente il cervello, nella convinzione che in futuro sarà possibile non solo rianimare i corpi crioconservati, ma anche far crescere nuovi corpi in cui riporre i cervelli ibernati. Il cervello viene mantenuto nel suo luogo naturale, il cranio: la testa viene tagliata dal resto del corpo all’altezza della settima vertebra cervicale. Anche in questo caso, dopo un graduale abbassamento della temperatura, la testa viene introdotta in un piccolo contenitore dewar e immersa a -196° per la conservazione a lungo termine.

Su quali ipotesi si basa l’ibernazione umana?
La possibilità di crioconservazione si basa su tre ipotesi principali, che però al momento non sono mai state confermate dalla scienza:
1- la memoria e la personalità di un individuo rimangono integre all’interno della struttura del cervello anche quando la sua attività viene interrotta (dopo la morte clinica)
2- le procedure di crioconservazione non intaccano in alcun modo le strutture del cervello responsabili della memoria e della personalità
3-Sarà possibile in futuro ripristinare le capacità cerebrali di cervelli crioconservati

Ci sono garanzie che la crionica funzionerà?
Non c’è alcuna garanzia al momento che un paziente crioconservato possa essere risvegliato perché ancora non esiste una tecnica in grado di farlo. Gli scienziati che la praticano sono però convinti che la rianimazione sarà possibile perché:
-alcuni campioni biologici sono stati criopreservati, mantenuti alla temperatura dell’azoto liquido (fermandone la decomposizione) e riportati in vita. Fra questi interi insetti, certi tipi di anguille, molti tipi di tessuti umani (fra i quali quelli cerebrali), embrioni umani e alcuni organi di mammiferi. 
- Le capacità della biologia molecolare e delle nanotecnologie puntano a un futuro in cui avremo tecnologie in grado di riparare i danni causati da invecchiamento, malattia e congelamento.

La scienza però è in generale molto scettica su questo tecnica. Secondo Maurizio Genuardi, direttore dell’Istituto di Medicina genomica dell’Università Cattolica di Roma e del Policlinico Gemelli di Roma «è impossibile risvegliare uomini congelati». E spiega: «Non sappiamo come fare riprendere le funzionalità di un organismo congelato. Se infatti sappiamo congelare e risvegliare singole cellule, farlo con un organismo complesso è tutt’altra cosa. E anche se riuscissimo nell’intento di rianimarlo ignoriamo in quali condizioni potremmo “risvegliare” questa persona».

Cosa si può fare in Italia?
In Italia, come nel resto d’Europa, non esistono organizzazioni crioniche (e neppure reti di supporto come invece esistono in Europa), ma nessuna legge vieta l’ibernazione umana. Attivare la procedura di crioconservazione in Italia sarebbe però complesso perché la legge prevede un periodo di osservazione di 24 ore dall’arresto cardiaco per poter disporre del cadavere. Ma il tempo è prezioso per accedere alla crioconservazione: per evitare la decomposizione è necessario portare il corpo a -96° entro mezz’ora dalla morte per prepararlo all’ibernazione. Per questo, gli italiani che hanno scelto di ibernarsi dovranno andare a morire negli Stati Uniti.

Dove si può fare la crioconservazione?
Al momento esistono solo tre centri al mondo in cui è possibile eseguire la crionica su esseri umani: l’Alcor , in Arizona, l’organizzazione crionica con il più alto numero di iscritti, il Cryonics Institute sempre negli Stati Uniti, vicino a Detroit e fondato da Robert Ettinger, «padre» della crionica e la CryoRus, nata nel 2006 in Russia.Tutte hanno lunghe liste d’attesa per accedervi. In tutto il mondo ci sono però agenzie che offrono il servizio di trasporto a cui ci si può rivolgere. Settimana scorsa si è svolto a Basilea il primo congresso internazionale di ibernazione umana dove si è discusso della possibilità di creare un centro di ibernazione umana in Europa.

I costi
Se si decide di volersi fare ibernare bisogna essere piuttosto ricchi. Negli Stati Uniti le cifre si aggirano tra i 160 e i 200 mila dollari per conservare un corpo e 80 mila dollari se si congela solo la testa. Più a buon mercato la Russia, dove la conservazione del corpo costa 26 mila dollari, mentre se si opta per la sola testa la cifra è intorno ai 18 mila dollari

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