Ictus: ecco le avvisaglie da non sottovalutare. Prendi nota!

I sei sintomi che preannunciano l'ictus 
Non c’è spauracchio più giustificato dell’ictus. Con i suoi 200 mila casi l’anno, l’apoplessia (questo in gergo tecnico il nome corretto del problema che consiste in un coagulo che ostruisce il normale afflusso di sangue al cervello) è in Italia la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e i tumori. Non solo: l’ictus rappresenta nel nostro Paese la prima ragione di invalidità. Colpisce in prevalenza gli anziani (nel 75% dei casi si tratta di over 65), soprattutto gli uomini, e l’età più a rischio è molto alta: 85 anni.

Queste caratteristiche variano a seconda del tipo di ictus:
1-l’ictus ischemico, il più frequente, riguarda specialmente gli uomini over 70;
2-l’ictus emorragico intraparenchimale (che rappresenta circa il 20% dei casi totali) colpisce soggetti meno anziani e comunque in prevalenza maschi;
3-l’emorragia subaracnoidea, invece, è tipica delle donne di circa 50 anni.

L’arma più efficace per fronteggiare l’ictus nel migliore dei modi – oltre alla prevenzione basata sugli stili di vita – è la tempestività: individuarlo precocemente aumenta di molto le probabilità di sopravvivere e di non averne conseguenze troppo negative. Se si interviene tra le 3 e le 6 ore dalla crisi, ci sono ottime probabilità di circoscriverne gli effetti, altrimenti devastanti o letali. Posto che è sempre difficile generalizzare, perché ogni individuo può presentarne di propri a seconda anche del tipo di ictus che sta per verificarsi, vediamo allora quali sono i segnali premonitori principali che possono preludere a un attacco.

-Disturbi del linguaggio: difficoltà a articolare un discorso, a pronunciare anche parole molto semplici.

-Difficoltà a comprendere frasi e discorsi di altri.

-Debolezza temporanea di un braccio o di una gamba, oppure perdita di sensibilità o formicolii agli arti, difficoltà di muovere le dita di mani e piedi.

-Un inspiegabile, improvviso e fortissimo mal di testa, che non passa neanche facendo ricorso a antidolorifici.

-Alterazione nella visione degli oggetti, che vengono percepiti in maniera anomala, spesso da un solo occhio.

-Sensazione di vertigine, capogiro, sbandamento e tendenza a perdere l’equilibrio senza una ragione precisa.

Questi sintomi potrebbero anche scomparire nel giro di 24 ore: in questo caso, con ogni probabilità si sarà trattato di un Transient Ischemic Attack (TIA), vale a dire di un attacco ischemico transitorio, una sorta di piccolo ictus leggero, provocato da una occlusione soltanto transitoria di un vaso arterioso. Attenzione, però, perché anche un ictus così lieve è una spia da non sottovalutare: chi ne è vittima, infatti, ha una probabilità 10 volte superiore di essere colpito da un ictus vero e proprio.

Come comportarsi di fronte a uno o più sintomi di possibile ictus? C’è una sola risposta a questa domanda: il paziente deve essere trasportato al più presto al Pronto soccorso. L’ideale sarebbe la struttura sanitaria prevedesse al suo interno una “Stroke Unit”, le unità specializzate nel trattamento degli ictus. Inutile chiamare semplicemente una guardia medica o il medico di famiglia, o peggio ancora mettersi a letto nella speranza che i sintomi passino da soli. Di fronte a un possibile ictus, anche pochi minuti possono essere preziosi.

L’ictus è un male attuale. Colpisce molte persone e gli strascichi, quando non sopraggiunga la morte, si trascinano per molto tempo, rendendo la persona colpita più o meno invalida. Prevenire un possibile attacco è dunque indispensabile per salvare la propria vita, ma non solo.

Prima, l’ictus era una malattia tipica degli anziani ma, nel tempo, ha assunto connotati più inquietanti a causa del rapido e continuo abbassamento dell’età di chi ne è vittima. Si è passati pertanto da un’età media di 69-71 anni a meno di 55, con diversi casi anche tra i giovani e i bambini.

Il dottor Lyden, presidente di Neurologia e direttore del Programma Stroke al Cedars-Sinai Medical Center (CSMC), fa notare che uno qualsiasi di questi sintomi può manifestarsi in modo subdolo e poco apparente, tale da non indurre sospetto o preoccupazione. Tuttavia, se uno di questi si mostra improvviso e prepotentemente, allora è bene correre subito ai ripari, prima che sia troppo tardi, perché potrebbe segnalare l’insorgenza di un ictus.
Sempre più definito come un “attacco cerebrale”, l’ictus al pari di un attacco di cuore richiede misure immediate per migliorare le probabilità di arginare l’invalidità e la morte.

La tempestività è fondamentale: intervenire con una terapia farmacologia entro breve dal primo insorgere dei sintomi eclatanti è ciò che può fare la differenza nelle probabilità di sopravvivere o non rimanere invalidi. Secondo la US National Stroke Association (NSA) due terzi dei sopravvissuti all’ictus hanno infatti una qualche disabilità.
Come detto, se tuttavia si riesce a intervenire per tempo con i farmaci: per esempio entro tre ore dall’insorgenza dei sintomi, si possono migliorare i risultati di circa il 30 per cento.
Ecco dunque un altro di quei casi in cui l’informazione può salvare una vita. Conoscere i sintomi che possono svelare l’arrivo di un ictus è qualcosa che tutti dovrebbero sapere – non solo i medici, ma anche e soprattutto i pazienti.
 

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