Alzheimer, un nuovo test aiuta a leggerne i segnali

L’Alzheimer è una patologia neurodegenerativa che colpisce le cellule del sistema nervoso centrale ed è caratterizzata dalla morte di cellule celebrali, particolarmente in quelle aree del cervello deputate alla memoria e alle altre funzioni cognitive.

La perdita di memoria che sconvolge la vita quotidiana non rappresenta una caratteristica normale dell’invecchiamento, bensì può essere un sintomo del morbo di Alzheimer oppure di un altro tipo di demenza. Il morbo di Alzheimer è una fatale malattia del cervello che provoca un lento declino delle capacità di memoria, del pensare e di ragionamento. Se Lei o una persona cara state vivendo difficoltà di memoria o riscontrate altri cambiamenti nelle capacità di pensare, non ignoratele. È necessario consultare un medico per determinarne la causa.

Uno dei segnali più comuni del morbo di Alzheimer è la perdita di memoria, soprattutto il dimenticare informazioni apprese di recente. Altri segnali sono il dimenticare date o eventi importanti, chiedere le stesse informazioni più volte, un sempre maggiore bisogno di contare su strumenti di ausilio alla memoria (a esempio, note di promemoria o dispositivi elettronici) o su membri della famiglia per cose che si era soliti gestire in proprio.

Alcune persone possono sperimentare cambiamenti nella loro capacità di sviluppare e seguire un programma o lavorare con i numeri. Possono avere problemi a ricordare una ricetta che era loro familiare o a tenere traccia delle bollette mensili. Esse possono avere difficoltà a concentrarsi, e impiegano molto più tempo di prima per fare le cose.

Chi soffre del morbo di Alzheimer può sperimentare cambiamenti nel giudizio o nel processo decisionale. A esempio, queste persone possono dare prova di scarsa capacità di giudizio nel maneggiare il denaro, dando forti somme di denaro agli addetti al telemarketing. Possono prestare meno attenzione alla cura della propria persona o a tenersi puliti.

L'umore e la personalità delle persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono cambiare. Essi possono diventare confusi, sospettosi, depressi, spaventati o ansiosi. Possono essere facilmente suscettibili a casa, al lavoro, con gli amici o nei luoghi nei quali sono al di fuori della loro zona di comfort.

La diagnosi certa di questa malattia può essere ottenuta solo dopo la morte del paziente mediante l’analisi dei tessuti cerebrali. Come spiega Vincenzo Tullo, specialista neurologo in Humanitas e responsabile del Centro Cefalee in Humanitas Lab, «sui pazienti vivi, invece, attualmente la diagnosi si basa sull’insieme di diverse procedure: 
-test neuropsicologici mediante cui si indaga l’eventuale perdita di capacità da parte del soggetto; 
-risonanza magnetica in grado di rilevare le lesioni cerebrali tipiche della malattia; 
-pet (che rende visibile la presenza della proteina beta amiloide e mostra eventuali rallentamenti del metabolismo del glucosio nelle aree cerebrali colpite dalla malattia); analisi del liquido cerebrospinale mediante puntura lombare alla ricerca di marcatori proteici liquorali tipici della malattia e analisi del sangue per individuare la presenza dell’alterazione di specifici marcatori legati alla malattia».

Alzheimer, una svolta nella diagnosi di questa malattia
Il nuovo test si basa invece sul calcolo di un algoritmo che prevede il computo dei dati raccolti dalle analisi del sangue, dai test neuropsicologici e dalla risonanza magnetica, e funzionerebbe quindi senza l’impiego della Pet – che espone i pazienti a radiazioni – e dell’analisi del liquido cerebrospinale mediante puntura lombare, procedura che risulta piuttosto invasiva: per la sua semplicità d’uso e per l’assenza di controindicazioni, spiegano i ricercatori che l’hanno messo a punto, questo nuovo test potrebbe rappresentare quindi una svolta nella diagnosi della malattia.

«Questo nuovo esame per la diagnosi di Alzheimer nasce per cercare di evitare la sottoposizione dei pazienti alla puntura lombare, che risulta piuttosto invasiva, e alla Pet, che espone a radiazioni e risulta essere inoltre un esame molto costoso – continua il dottor Tullo –. L’attuale metodica di diagnosi che prevede l’utilizzo anche di queste due procedure attualmente porta a individuare i soggetti malati con una sensibilità dell’80%. Il nuovo test, basato su un algoritmo che non prevede l’impiego di Pet e puntura lombare, arriva al 68%. È un ottimo risultato anche se, come precisano gli stessi autori della ricerca, passibile di miglioramento».

«Dobbiamo essere fiduciosi – conclude l’esperto –. Magari in futuro verranno individuati nuovi marcatori dal sangue che saranno in grado di migliorare ulteriormente la specificità della diagnosi condotta con il nuovo metodo, che magari diverrà del tutto equiparabile alla diagnosi condotta mediante l’attuale procedimento».

Fonte
Humanitas Salute
Associazione Alzheimer Italia
 

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