Il contributo del cervello alla percezione del dolore

Questa percezione – e, soprattutto, la sua intensità – dipende moltissimo anche dall'interpretazione di quei segnali da parte delle aree cerebrali superiori.

Il dolore non è una semplice risposta passiva a stimoli sensoriali: è in gran parte costruito attivamente dal cervello, con il coinvolgimento di aree cerebrali il cui contributo alla percezione del dolore era stato sottovalutato. Lo ha stabilito un gruppo di neuroscienziati dell'Università del Colorado a Boulder e di altri centri di ricerca internazionali, che firmano un articolo su "Nature Communications".

Choong-Wan Woo e colleghi hanno aggregato i dati di sei precedenti studi di brain imaging, nei quali i partecipanti erano stati esposti per diversi secondi a stimoli dolorosi mentre la loro attività cerebrale veniva monitorata con risonanza magnetica funzionale. Ai soggetti era stato inoltre chiesto di valutare l'intensità del dolore percepito.

Grazie a questi dati - e al fatto che gli studi erano stati condotti con metodologie differenti - i ricercatori sono stati in grado di identificare i segnali cerebrali caratteristici di diverse esperienze di dolore, e di suddividerli in marcatori correlati a un aumento del livello di dolore percepito e a una sua diminuzione.

Questa mappatura del cervello ha messo in evidenza che molti di questi marcatori riguardavano aree cerebrali che non erano state considerate rilevanti per la percezione del dolore. In sostanza, mentre l'input sensoriale proveniente dal corpo è importante, l'esperienza soggettiva del dolore dipende moltissimo da come il cervello interpreta quell'input.

Particolarmente coinvolti nell'esaltazione o nell'attenuamento della percezione di uno stimolo come doloroso sono risultati la corteccia prefrontale ventromediale, il nucleo accumbens, e l'ippocampo.

La percezione del dolore, secondo alcuni recenti studi condotti da un gruppo di neuroscienziati afferenti all'Università del Colorado a Bulder, viene attivamente costruita dal nostro cervello grazie al contributo di alcune aree dello stesso e delle quali, in precedenza, non si era tenuto in debito conto. Queste nuove ricerche sono state condotte anche rivalutando e aggregando alcuni dati di brain-imaging rilevate grazie alla risonanza magnetica funzionale mentre i soggetti venivano sottoposti, per alcuni secondi, a stimoli dolorosi di diversa entità.

Il cervello contribuisce alla percezione del dolore
Un gruppo di ricercatori internazionali ha dimostrato che il cervello non si limita a percepire passivamente gli stimoli dolorosi dall'esterno o dall'interno del corpo, ma contribuisce invece attivamente al modo in cui essi vengono soggettivamente rilevati ed esperiti. Alcune persone partecipanti ad appositi esperimenti, durante la somministrazione di stimoli dolorosi di diversa intensità, sono state sottoposte alla risonanza magnetica funzionale per rilevare come e se, in corrispondenza degli stessi, la loro attività cerebrale, risultasse modificata.

Lo scienziato Choong - Wan Woo e i suoi colleghi, hanno anche chiesto ai partecipanti alla loro ricerca di indicare l'intensità del dolore che percepivano. In tal modo, i ricercatori sono stati in grado, da una parte, di mettere in relazione un certo tipo di attività cerebrale con la percezione di un certo grado di dolore e con la sua diminuzione. Dall'altra, essi sono riusciti in questo modo, a individuare dei marcatori correlabili alla specifica intensità di dolore percepita e quelli connessi invece, al venir meno dell'esperienza dolorosa stessa.

Zone cerebrali coinvolte nella percezione del dolore
La ricerca condotta in Colorado e, contemporaneamente, in altre zone del mondo, sulla percezione del dolore, ha consentito agli sperimentatori, di costruire una sorta di mappatura delle zone del cervello coinvolte in essa. Si tratta di aree cerebrali che in precedenti studi, non erano state considerate nella loro giusta importanza. Vediamo allora, quali sono. Particolare rilievo nell'esperienza dolorosa sembra essere rivestita dalla corteccia cerebrale prefrontale ventromediale e dal nucleo accumbes. Senza trascurare il ruolo fondamentale dell'ippocampo.

L'importanza degli studi di Choon - Wan Woon, risiede nel fatto che essi hanno permesso di scoprire, oltre al modo in cui gli stimoli dolorosi esterni raggiungono il cervello, come quest'ultimo, li elabora, trasformandoli prima in informazioni corporee e poi, conseguentemente, in dati e cognizioni trasmissibili ad altri, cioè comunicabili in termini di esperienza vissuta. Inoltre, tali studi rappresentano il primo passo per la costruzione di un modello di attività cerebrale legata al dolore che, si spera, permetterà, in futuro, di progettare interventi efficaci sul dolore cronico che rappresenta un grave problema che affligge milioni di persone. 

Fonte
Le Scienze.it

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