Ipertensione: quanto incide lo stile di vita?

Ipertensione, ecco un’epidemia silenziosa che presenta conti salati, improvvisi e a volte fatali, in uomini e donne, e in età sempre più giovani. Infarti, ictus, emorragie (cerebrali e non), che distruggono non solo la vita personale ma anche quella dei familiari, sono il segno di un duplice problema.

Primo, che la persona non era nemmeno consapevole di essere ipertesa: quasi la metà degli ipertesi non sa di esserlo. Come capire se siete a rischio? Se siete sovrappeso o francamente obesi, sedentari, un po’ diabetici, ma anche perennemente stressati e/o in carenza cronica di sonno, se cominciate ad avere qualche défaillance nell’erezione e, se donne, siete in menopausa, andate subito a misurarvi la pressione prima che sia lei a darvi un brutto scossone all’improvviso.

Secondo, infarti e ictus rivelano che il semaforo rosso acceso da una prima diagnosi di ipertensione non è stato capito né rispettato con attenzione: e infatti la terapia è seguita in modo rigoroso e costante nel tempo solo da una minoranza delle persone.

Il mercato dei farmaci anti-ipertensione (o ipotensivi) è florido, anzi floridissimo. Tuttavia il farmaco può non bastare a controllare l’ipertensione. E comunque può agire meglio, a dosaggi più bassi, e quindi con meno effetti collaterali, se usato in sinergia con stili di vita sani. Quanto contano esattamente dieta, riduzione del peso e movimento fisico nel prevenire e curare le malattie cardiovascolari, ipertensione in testa, mortali nemiche della salute, anche femminile? Tra l’altro, molto più del tumore alla mammella, che però le donne temono infinitamente di più? 

A questo quesito rispondono Frank Sacks e Hannia Campos, in un articolo appena pubblicato sul New England Journal of Medicine, la “bibbia” internazionale dei medici. Direte: come fa la dieta a combattere l’ipertensione? Per capirlo, dobbiamo considerare perché essere sovrappeso o francamente obesi predisponga all’ipertensione e alle “malattie di cuore”. Innanzitutto, l’eccesso di zuccheri e grassi rispetto al fabbisogno provoca un alterato utilizzo dell’insulina con aumento di peso. 

Insieme a un’eccessiva introduzione di sodio nella dieta, determinano uno stato infiammatorio generale in tutto l’organismo. Un vero e forte stress biologico, con aumentata attività del sistema nervoso simpatico, che regola tutte le funzioni essenziali e involontarie del corpo, tra cui il battito cardiaco e la pressione arteriosa, appunto, ma anche metabolismo, fame, sete, sonno, temperatura corporea, funzioni escretorie, ghiandole endocrine e sessualità. 

Sotto stress, il sistema simpatico coordina lo stato di guerra silenzioso e insidioso in cui entriamo progressivamente mentre ingrassiamo. Lo stress provoca vasocostrizione e aumenta la pressione. Se cronico, che sia psichico o fisico, come è il sovrappeso, l’aumenta stabilmente.

Curiosamente, la persona grassa sembra paciosa, ma a livello microscopico tutto il suo corpo è in allarme rosso. Le molecole infiammatorie invadono il cervello e peggiorano la depressione. Riducono la capacità di pensare bene. Alterano il respiro e il sonno. Attaccano le pareti delle arterie, facilitando il deposito di colesterolo e di calcio, e le induriscono predisponendo all’aumento della pressione. Alterano l’attività dei reni.

Cosa otteniamo con una dieta ipocalorica e povera di sodio (o, almeno, sostituendolo con il “sale dietetico”, o cloruro di potassio)? Diminuisce lo stato di guerra biologico. Si riducono le molecole infiammatorie, il sistema nervoso autonomo comincia a calmarsi, i reni funzionano meglio, si riduce la ritenzione idrica, la parete delle arterie diventa più elastica. Tanto più se iniziamo ai primi segni di pressione in salita, e non dopo anni di ipertensione. 

Tuttavia, non è mai troppo tardi per recuperare in salute in modo naturale. Tutti vogliono il “naturale”, parola magica pass-partout, ma pochi si impegnano a mettere in pratica stili di vita sani. Se poi si fa movimento fisico quotidiano, ecco che il binomio virtuoso (dieta e attività fisica) riporta indietro, entro certi limiti, l’orologio biologico cardiovascolare precocemente usurato e invecchiato.

Prendere i farmaci, se non si adottano in parallelo stili di vita sani, è come mettere il coperchio su una pentola che bolle, invece di abbassare il fuoco: il guaio è garantito. Per gustare a lungo una luminosa salute, non possiamo delegare ad altri – medici e farmaci – la responsabilità della nostra vita. Curare personalmente che il nostro cuore stia bene – in senso reale oltre che metaforico – attraverso stili di vita appropriati, è indispensabile per allungare in dignità e autonomia la nostra aspettativa di salute. Nessun altro può farlo al posto nostro.

Fonte
Fondazione Umberto Veronesi

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