Estate e cuore: i consigli del cardiologo

I soggetti adulti e in buone condizioni fisiche sono in grado di attivare senza conseguenze negative i fisiologici meccanismi di autoregolazione. È ben diverso il caso dei cardiopatici e delle persone anziane che sono particolarmente “fragili” nei confronti di condizioni di stress calorico.


Pazienti con scompenso cardiaco 

Nei pazienti affetti da scompenso cardiaco il cuore si trova in una posizione di equilibrio precario dovendo mantenere un’efficace condizione di pompa in condizioni di scarse risorse contrattili. Un’ulteriore richiesta energetica può rendere instabile il paziente e provocare un peggioramento clinico. Tra i più comuni sintomi c’è la “dispnea” o difficoltà respiratoria, che può verificarsi durante attività anche modeste e addirittura a riposo e nelle ore notturne. Il paziente si accorge di ricevere beneficio e di respirare meglio in posizione seduta piuttosto che sdraiata. È di facile riscontro anche la presenza di “edemi” (o gonfiore) degli arti inferiori che sono le parti più basse del corpo, dove, più spesso, per forza di gravità, si depositano i liquidi.

Pazienti con ipertensione arteriosa

Le Società medico-scientifiche internazionali fissano i limiti di normalità della pressione arteriosa al di sotto di 140/90 mm di mercurio. A causa degli effetti del caldo sulla ridistribuzione ematica, della vasodilatazione cutanea e della possibile disidratazione, in linea generale i valori di pressione arteriosa, sia la massima che la minima, tendono a diminuire, anche significativamente. I pazienti possono non avvertire alcuna sensazione spiacevole o, al contrario sentire un forte senso di spossatezza o addirittura una riduzione del senso di equilibrio. È sempre necessario avvertire il proprio medico curante, in caso di sintomi preoccupanti.

Consigli in caso di “ipotensione” 

I soggetti con valori di pressione sistolica inferiore a 100 mm Hg possono avvertire saltuariamente sensazioni di astenia o vertigini che durante le alte temperature estive tendono ad accentuarsi. In alcune situazioni “a rischio” come in presenza di caldo, disidratazione, impegno psico-fisico, forti emozioni, affollamento e prolungata stazione eretta, alcuni soggetti, ipotesi in condizioni di base, possono perdere coscienza e cadere. Si tratta del classico “svenimento” o “sincope vasodepressiva” in termine medico. La sincope vasodepressiva è in genere preceduta (non sempre!) da malessere generale, nausea, sudorazione. I soggetti, a volte consapevoli della possibilità di caduta a terra, ai primi segnali, possono mettersi seduti o meglio sdraiati ed evitare la sincope. È indispensabile mantenere un buon livello di idratazione ed evitare per quanto possibile le situazioni cosiddette “a rischio”. Dopo pochi secondi in posizione sdraiata la pressione ritorna su valori normali ed i soggetti si riprendono completamente.

Pazienti con storia di infarto miocardico

In genere i pazienti che hanno sofferto di un infarto miocardico possono riprendere in breve le loro abituali occupazioni. Tuttavia in rari casi la contrattilità cardiaca può risultare gravemente compromessa e causare insufficienza cardiaca, una condizione che richiede l’uso di farmaci o l’impianto di pacemaker/defibrillatori. Può essere necessario in tali pazienti un’accurata sorveglianza dei sintomi di insufficienza cardiaca o di un eventuale comparsa o ripresa della sintomatologia anginosa. Una forma stabile di angina può diventare instabile e richiedere una serie di accertamenti clinici che non vanno assolutamente differiti. Dovrà essere il medico curante a guidare l’utilizzo dei farmaci contro le crisi anginose.

I farmaci cardioattivi

I diuretici aumentano la quantità di urina e quindi di liquidi eliminati. I più frequenti effetti collaterali negativi (non sempre presenti) sono il senso di stanchezza e la perdita di elettroliti. Con periodiche analisi del sangue si potrà controllare il livello di elettroliti sierici (di sodio, potassio, ecc.) e provvedere ad eventuali correzioni farmacologiche. Durante i periodi di caldo intenso, a causa dell’abbondante sudorazione, le perdite di liquidi e di elettroliti, sotto terapia diuretica, possono accentuarsi provocando disidratazione o alterazioni elettrolitiche che vanno quindi particolarmente sorvegliate. I vasodilatatori hanno lo scopo di ridurre il lavoro cardiaco e facilitare quindi le funzioni del cuore. Anche in questo caso può insorgere un modesto senso di stanchezza ma paradossalmente si possono eseguire maggiori attività. Esistono poi altri farmaci come la digitale e i betabloccanti che agiscono con meccanismi complessi, principalmente sul cosiddetto “tono neurovegetativo” che nell’insufficienza cardiaca cronica risulta particolarmente compromesso. In casi particolari è necessario usare farmaci antiaritmici (normalizzano le alterazioni del ritmo, evitano le tachicardie, ecc.), nitroderivati (consentono un migliore funzionamento di cuore e vasi), anticoagulanti (evitano la formazione di trombi nell’interno delle cavità cardiache). In tutti i casi sarà il medico a provvedere ad un aggiustamento della terapia.

Come va impostata l’alimentazione

Nei periodi estivi sono consigliabili cibi leggeri, facilmente digeribili, piccoli pasti, evitare di riempire eccessivamente lo stomaco anche con bevande dolci e gasate allo scopo di ridurre il lavoro cardiaco per l’aumentato metabolismo in fase digestiva. Soprattutto la cena dovrà essere particolarmente leggera. Un pasto particolarmente abbondante magari in occasione di una ricorrenza o di una festività potrebbe avere conseguenze anche molto gravi. Per quanto possibile è utile ridurre al minimo o abolire gli alcolici.

L'esposizione al sole

Per il cardiopatico esporsi al sole significa soprattutto aumentare la vasodilatazione già provocata da farmaci attivi sui vasi. C’è quindi possibilità di ulteriore abbassamento della pressione arteriosa. Alcuni farmaci come l’amiodarone (cordarone) si depositano anche sulla cute rendendola particolarmente sensibile all’esposizione al sole, anche indiretta. In questi casi il sole deve essere assolutamente evitato!

Il bagno in acqua fredda

Non è facile rispondere a questa domanda per la soggettività della sensazione di freddo e l’impossibilità di conoscere esattamente la temperatura dell’acqua. L’immersione e il nuoto significano abbassamento improvviso della temperatura cutanea, attività fisica, modificazioni respiratorie e, per chi non ha dimestichezza con l’acqua, anche un violento stress emotivo. Tutto questo implica un aumento dell’attività adrenergica, della frequenza cardiaca e del carico di lavoro del cuore. Per pazienti affetti da cardiopatie con potenziale aritmico, il nuoto in acque aperte può essere consentito solo in condizioni di particolare sicurezza.

Le vacanze in montagna

A causa dell’altezza la pressione parziale e il trasporto ematico dell’ossigeno sono ridotti. Per mantenere una buona ossigenazione dei tessuti è necessario quindi aumentare la frequenza cardiaca. Pazienti con una storia di cardiopatia ischemica stabile possono soggiornare in ambienti di basse quote (fino a 1800 m) mantenendo tuttavia gli stessi livelli quotidiani di esercizio. In presenza di alterazioni contrattili significative anche piccoli aumenti della portata cardiaca possono provocare edema polmonare acuto o scompenso cardiaco. Inoltre in montagna la pressione arteriosa tende ad aumentare sia nei normotesi che negli ipertesi per effetto, anche in questo caso, dell’attivazione adrenergica. È necessario quindi un attento controllo dei valori pressori e attivare, se necessario, le giuste modificazioni terapeutiche. 

Fonte: Ministero della Salute

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