Risate, sonno e amici per salvare i nostri neuroni

Mantenere una mente brillante a lungo richiede un impegno ragionevole, ma che deve essere messo in pratica sin da giovani. I cardini sono coltivare relazioni, fare esercizio fisico e mangiare in modo sano, dormire abbastanza e avere senso dell’umorismo.


Mangia (bene), ridi, ama

E magari dormi a sufficienza e fai movimento. Potrebbe essere questo il mantra giusto da tenere a mente per conservare il cervello in buona salute più a lungo possibile: è la conclusione a cui arriva uno speciale della rivista Nature dedicato alla salute cognitiva. Perché al netto di promesse futuribili (e talvolta rischiose), farmaci che proteggano i neuroni o li potenzino non sono davvero all’orizzonte, mentre è ormai chiaro che provvedimenti semplici e quotidiani possono fare la differenza. «La ricerca di base forse ci porterà belle sorprese, ma oggi anziché affidarci a farmaci “magici” dovremmo piuttosto studiare i consigli della nonna, che si stanno rivelando i più sensati anche per mantenere il cervello in forma - osserva Stefano Cappa, responsabile dell’Area di scienze cognitive e del comportamento della Scuola Universitaria Superiore di Pavia e neurologo della Società Italiana di Neurologia (SIN) -. 

I consigli della nonna

Dieta sana, astensione da fumo e alcol, esercizio fisico regolare, un buon sonno tengono alla larga le malattie cardiovascolari ma anche le demenze: in fondo sappiamo ancora poco del perché accada, scoprirlo potrebbe aiutarci a migliorare la prevenzione. L’essenziale è iniziare a “comportarci bene” da giovani: è plausibile che  manifestino se si mantengono per decenni e che siano meno evidenti se invece ci si comincia a pensare solo a sessant’anni, quando il declino cognitivo inizia a far paura».

Cosa è bene mangiare

«Il cervello ha molti circuiti di riserva, ma se ce li giochiamo tutti nella prima parte della vita per colpa di cattive abitudini non li avremo poi a disposizione da anziani - sottolinea Paolo Maria Rossini, direttore dell’Istituto di Neurologia dell’Università Cattolica di Roma e membro SIN -. Alcol, stupefacenti, traumi cranici ma anche una dieta inadeguata che “avvelena” il sangue e porta costantemente al cervello sostanze poco salutari alla lunga compromettono le capacità cognitive». Il conto poi si paga con le demenze in età avanzata. Ma che cosa fa davvero bene al cervello, allora? «Una dieta sana innanzitutto, che apporti acidi grassi omega-3 e antiossidanti e sia povera di zuccheri: la mediterranea è la migliore, non serve cercare “supercibi” esotici rincorrendo le mode - raccomanda Giuseppe Iannoccari, presidente di Assomensana -. Pesce azzurro, noci, semi di lino e olio d’oliva per i grassi buoni, antiossidanti da frutta e verdura, vitamina B12 da carne, pesce e latticini: l’alimentazione salva-cervello non è complicata. Attenzione però agli zuccheri semplici, perché hanno effetti infiammatori sul sistema nervoso e danneggiano i neuroni. 

Dormire a sufficienza

Durante il giorno le cellule cerebrali, elaborando gli stimoli, allungano innumerevoli “rametti” e Morfeo è un ottimo giardiniere che ne sfoltisce la crescita, dando forma ai ricordi che servono ed eliminando ciò che non è utile per lasciare spazio alle successive esperienze. Basta una notte di sonno irregolare per avere difficoltà di concentrazione, il giorno successivo».
 

Cento risate come dieci minuti di vogatore

Sì anche all’esercizio fisico, mentre lo stress cronico comporta un sovraccarico di ormoni con un impatto negativo su strutture cerebrali delicate come l’ippocampo, essenziale per la memoria. «Ridere fa bene al cuore e pure alla mente - aggiunge Iannoccari -. Accelera il battito cardiaco, migliora la circolazione, dilata i polmoni: cento risate sono come dieci minuti di vogatore. Anche sorridere fa bene perché facilita i rapporti interpersonali e una rete sociale articolata con buoni punti di riferimento per i momenti difficili, ormai è certo, protegge dal declino cognitivo e dalla depressione riducendo anche il rilascio di ormoni dello stress deleteri per il cervello come il cortisolo.

I "veri" amici

Stiamo però parlando di amici reali, in carne e ossa: vedersi crea familiarità e consente al cervello di fare meno fatica a elaborare le informazioni, lo fa rilassare. Un effetto che non si può avere con i contatti virtuali sui social network». Una vita di relazione ricca è un ottimo mezzo per preservare la funzionalità cognitiva, così come lo è mantenere la mente attiva coltivando interessi e passioni. I neuroni formano reti teoricamente enormi e possono creare innumerevoli contatti fra loro: per farlo però hanno bisogno delle nostre esperienze, più sono ricche più i circuiti neuronali crescono, si rafforzano e saranno poi capaci di vicariare le funzioni eventualmente perse con l’invecchiamento».

Per gli anziani troppi codici da ricordare

In Europa per il 2020 si prevedono 15 milioni di persone con demenza senile. «Non ci sono test clinici per le demenze - spiega Paolo Maria Rossini, direttore dell’Istituto di Neurologia dell’Università Cattolica di Roma -, la diagnosi si fa valutando la performance cognitiva rispetto a una popolazione di riferimento. In passato si poteva essere “performanti” anche con qualche deficit, perché le richieste erano inferiori e la vita si svolgeva in un orizzonte più ristretto; oggi un anziano deve ricordare la combinazione per aprire la porta, il codice del bancomat, il telecomando del garage e ha mille altre informazioni da conoscere, bastano perciò piccole difficoltà cognitive per diventare subito meno abili a districarsi nella propria vita. È come se stessimo creando una quota crescente di analfabeti incapaci di far fronte alla complessità del mondo attuale; la tecnologia potrebbe aiutare se per esempio fosse possibile avere un unico codice per accedere a tutto».

Fonte: corriere.it

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