Influenza in arrivo, come contrastarla?

Lo scorso anno nessuno si sarebbe aspettato una stagione influenzale pesante. E invece: 8,5 milioni di persone colpite in Italia, di cui oltre 740 casi gravi con complicanze respiratorie, come le polmoniti, e cardiovascolari. Anche quest'anno le aspettative sono per un'influenza di intensità media, ma se l'esperienza insegna è meglio non farsi trovare impreparati.


Le previsioni parlano di 5 milioni di casi dovuti a virus influenzali veri e propri. Ciò che non era stato previsto nella scorsa stagione è stata l'inaspettata prevalenza di un virus B, che di solito sono poco presenti nel mix di virus influenzali in circolazione. Questo fattore inatteso si è aggiunto a un lungo periodo di temperature favorevoli alla diffusione dell'influenza e a una bassa copertura vaccinale: 14-15% nella popolazione generale e circa 58% negli anziani, ben lontano dall'auspicabile 75%, e ancor di più dal 95% indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità. I virus B colpiscono soprattutto i bambini, che nella passata stagione hanno contribuito molto alla diffusione dell'influenza”.

I virus e i vaccini della nuova stagione influenzale

Nell’emisfero australe la stagione sta scorrendo con bassi livelli di diffusione e una prevalenza del virus A H1N1, ma in quest’ultima parte di stagione si presenta nuovamente l’incognita del contributo del virus B. Come ogni anno, da noi la campagna vaccinale partirà ad ottobre, con i vaccini trivalente, trivalente adiuvato e quadrivalente. La composizione per il trivalente comprende il virus A H1N1 e due nuove varianti: il virus A H3N2 e il virus B. Il quadrivalente prevede anche un altro virus B, in aggiunta ai tre precedenti.

Al momento il vaccino trivalente è disponibile anche adiuvato, che è particolarmente consigliato per i grandi anziani o per chi ha particolari problematiche, perché aiuta la risposta del sistema immunitario, di norma meno efficiente in queste persone. Per tutti gli altri è indicato il quadrivalente (non ancora disponibile, però, nella formula adiuvata), che protegge da due famiglie del virus B. Se è vero che non abbiamo ancora un vaccino efficace al 100%, bisogna ricordare che anche in base alle più rigide revisioni degli studi, la vaccinazione antinfluenzale riduce del 50% le complicanze respiratorie e cardiovascolari, le ospedalizzazioni e la mortalità. Per tutti, il vaccino è un’opportunità di riduzione dell’assenteismo scuola/lavoro e del rischio di contagiare soggetti fragili della propria famiglia. Ovviamente, non protegge da tutte le forme non dovute a virus influenzali: questo significa che la possibilità di prendere l’influenza non è eliminata ma, in caso di malattia, i sintomi sarebbero attenuati.

Meno antibiotici e più sapone

Ci sono, ovviamente, delle buone pratiche da seguire per ridurre le occasioni di contagio, come l'abitudine di lavarsi spesso le mani, che però è seguita da meno del 40% degli italiani, come rileva una indagine commissionata da Assosalute, da cui emerge che l'attenzione alla prevenzione è più femminile che maschile. Le donne sono più brave anche a curarsi. L'esempio eclatante è l'errato ricorso immediato agli antibiotici, al terzo posto tra i rimedi contro l'influenza, dopo i farmaci di automedicazione e i "consigli della nonna". 

Prendiamo l'antibiotico

È la prima cosa che pensa il 15% degli italiani. In media assume antibiotici il 20,7% del campione esaminato (rappresentativo della popolazione italiana), una percentuale elevata che sale addirittura al 28% tra gli uomini e scende al 13% tra le donne. Gli antibiotici combattono soltanto le infezioni batteriche, mentre l’influenza stagionale e il raffreddore non sono causati da batteri, ma da virus. Il loro uso può rivelarsi addirittura dannoso per la possibilità di determinare un’alterazione della flora batterica delle prime vie respiratorie, con conseguente eventualità di favorire una superinfezione da parte di un microrganismo resistente. Gli antibiotici trovano, invece, indicazione nelle complicanze batteriche broncopolmonari e devono essere utilizzati solo dopo una visita medica, quando i sintomi dell’influenza non passano con i farmaci di automedicazione oppure se, dopo un’apparente guarigione, si manifesta un ritorno di febbre e tosse.

Sì ai farmaci di automedicazione, con intelligenza

Ricorrere ai farmaci di automedicazione è invece una pratica corretta. In caso di contagio, il consiglio migliore è quello di riposare e di utilizzare, dove necessario, farmaci che non richiedono la prescrizione medica, come antistaminici contro gocciolamento nasale, starnuti, congiuntivite; vasocostrittori contro il naso chiuso; collutori o pastiglie anti-congestionanti o antisettici contro il mal di gola; sedativi, fluidificanti e mucolitici contro la tosse; antinfiammatori (antidolorifici e antipiretici) contro dolori e febbre. Molto utili sono anche quei farmaci che combinano più principi attivi. È fondamentale, però, che l’automedicazione sia responsabile: questi farmaci devono servire per ridurre i sintomi, senza azzerarli, per poter comunque seguire l'andamento dell'influenza, e consultando il medico se la situazione non migliora o se peggiora dopo 4-5 giorni.

Influenza: vero o falso?

Ci sono altri miti da sfatare messi in luce dal sondaggio, come anche credenze fondate. Per esempio è vero che la vitamina C, come anche quelle del gruppo B, è utile se assunta nella giusta quantità (in eccesso, potrebbe invece dar luogo a disturbi gastrointestinali). Quindi sì ad una spremuta di arance al giorno. È anche vero che dormire incrementa la risposta immunitaria e che dopo tre giorni, in generale, il malato non è più contagioso. Questo però non vale per i bambini, che spesso rimangono contagiosi più a lungo. Il latte non aiuta a prevenire o curare l'influenza, mentre l'attività fisica sì, sebbene sempre nella giusta misura, perché costringere il corpo a un super lavoro lo rende più debole in caso di attacco dei virus. Bene anche il brodo caldo, ma di carne, perché contiene le proteine che facilitano la ricostruzione delle cellule danneggiate dall’infezione ed è un buon modo per nutrirsi in un momento in cui si è inappetenti. Ancora, in caso di febbre, l'antipiretico non va preso subito, ma solo quando la temperatura sale oltre i 38°.

Fonte: repubblica.it

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