Vaccini: come funzionano

Nella Settimana della Vaccinazione organizzata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità ricordiamo che i vaccini proteggono da malattie gravi e costituiscono una delle più grandi conquiste della medicina. Grazie alla vaccinazione alcune malattie infettive, come il vaiolo, in passato fra i più terribili flagelli dell’umanità, sono state eliminate, mentre per altre il numero di nuovi casi si è notevolmente ridotto.

Come funzionano i vaccini

Il vaccino è un farmaco che stimola il sistema immunitario a produrre anticorpi, molecole in grado di neutralizzare il microrganismo da cui il vaccino deve proteggere. Il meccanismo di azione imita quanto accade spontaneamente. È noto, infatti, che le persone che hanno contratto una malattia infettiva durante l’infanzia, ad esempio il morbillo, non si ammalano nuovamente della stessa malattia perché sono diventate immuni. La spiegazione sta nel fatto che tali persone, in seguito al primo contatto con l’agente infettivo, hanno sviluppato una resistenza nei suoi confronti che le protegge da un’infezione successiva. Questo stato di immunità, verso certe infezioni, può durare per tutta la vita.

La vaccinazione, quindi, imita la storia naturale dell’infezione senza però causare la malattia e, fatto fondamentale, genera la cosiddetta memoria immunologica. In altre parole, determina la capacità dell’organismo di riconoscere l’agente estraneo contro cui il vaccino è diretto e di reagire con una pronta e vigorosa risposta immune per combatterlo in maniera molto più rapida e affidabile di quanto avviene nell’infezione. Questo tipo di immunità può proteggere anche i neonati, fino a un anno di vita, che hanno ricevuto, attraverso la placenta, gli anticorpi eventualmente presenti nel sangue della madre.

Come sono fatti i vaccini

Per poter provocare una risposta immunitaria simulando gli effetti di un'infezione, i vaccini devono necessariamente contenere gli agenti infettivi, o delle loro particelle, contro cui stimolare l’immunità. Per alcune malattie i vaccini sono costituiti dai microrganismi uccisi o da loro frazioni che, quindi, hanno perso la capacità di infettare e riprodursi ma sono in grado di stimolare una risposta immunitaria nell’individuo cui sono somministrati.
In altri casi, i vaccini sono costituiti da microrganismi vivi, ma indeboliti (attenuati). Ciò significa che in laboratorio hanno subito una manipolazione tale da renderli innocui lasciandoli, però, in grado di indurre una risposta immunitaria.
È il caso del vaccino orale contro la poliomielite, ora non più utilizzato in Europa, e del vaccino contro il morbillo, la parotite e la rosolia (MPR).
In altri casi ancora, i vaccini contengono dei fattori di virulenza isolati dai microrganismi, o prodotti dagli stessi, trattati in maniera da renderli innocui. Tali fattori sono particolarmente importanti ed efficaci nell’indurre una risposta protettiva nell’organismo. Alcuni esempi di questi tipi di vaccini sono il vaccino antitetanico, antipertosse, antidifterico, antimeningococco e antipneumococco.
Infine, alcuni vaccini sono costituiti dalle cosiddette proteine ricombinanti, vale a dire proteine ottenute in laboratorio che rispecchiano i componenti dei microrganismi. È il caso del vaccino contro l’epatite B e di quello contro il papilloma.

La sicurezza dei vaccini

I vaccini sono farmaci utilizzati a scopo profilattico, vale a dire somministrati a persone sane per evitare che esse si ammalino di una determinata malattia infettiva. Come tali, dunque, devono rispondere a criteri di qualità e sicurezza estremamente elevati prima dell’immissione sul mercato e del loro utilizzo nei programmi di vaccinazione. La valutazione della qualità, della sicurezza e della efficacia dei vaccini è condotta con grande attenzione, nel rispetto di una serie di norme nazionali e internazionali che determinano stringenti regole per la produzione e per i requisiti che i vaccini prodotti devono soddisfare.

Al pari di ogni altro farmaco, prima che un vaccino sia autorizzato per la commercializzazione deve essere sottoposto a diverse fasi di sperimentazione clinica per garantirne la sicurezza e determinarne il grado di efficacia. Il numero di persone in cui, superando le varie fasi, il vaccino viene sperimentato è elevato. Per verificarne l’efficacia e, soprattutto, per registrare gli eventi avversi può essere provato su molte migliaia di persone che costituiscono, così, un campione significativo.
Tali studi documentano in maniera ampia tutte le caratteristiche e i più frequenti effetti indesiderati relativi al vaccino in studio. I controlli continuano anche dopo la commercializzazione attraverso il sistema di farmacovigilanza. In ogni momento, in caso di segnalazioni di eventi di rilievo, gli enti preposti possono sospendere, o ritirare, l’autorizzazione al commercio del prodotto. Inoltre, in Italia, per legge, ciascun lotto di vaccino deve essere analizzato per aspetti critici da un laboratorio ufficiale per il controllo dei medicinali (OMCL), che in Italia è l’Istituto Superiore di Sanità.

Rischi e benefici dei vaccini

Anche se i vaccini, come tutti i farmaci, possono potenzialmente causare eventi avversi, occorre considerare il rischio, sicuramente maggiore, a cui ci si espone nel caso si scelga di non vaccinarsi. Quando si confrontano i rischi della vaccinazione con i pericoli derivanti dalle malattie, i vaccini sono di gran lunga la scelta più sicura. I bambini non vaccinati infatti sono a rischio per molte malattie: la polmonite causata dal morbillo, la meningite da haemophilus influenzae (Hib) o da meningococco, la sordità da parotite e così via.

L'immunità di gregge

Oltre al rapporto rischio-beneficio che può essere valutato a livello di singolo individuo, esiste certamente una valutazione anche a livello di collettività, non separabile dalla precedente. Infatti le malattie infettive, per la maggior parte, si trasmettono da individuo a individuo e il fatto di vivere in una comunità fa sì che i germi circolino nella popolazione. Più alta sarà la percentuale di individui vaccinati, e quindi protetti, minore risulterà essere anche la diffusione degli agenti infettivi nella comunità. Questo fenomeno viene definito come immunità di gregge. La pratica della vaccinazione come atto del singolo individuo, quindi, oltre a proteggere se stessi aiuta anche a preservare dal contagio la collettività, ivi compresi coloro che non sono vaccinati o che, pur vaccinati, non sviluppano una risposta immunitaria al vaccino.

Fonte: issalute.it

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